Nei miei viaggi ho imparato ad apprezzare la cucina tradizionale, quella delle trattorie e delle osterie che oggi sta scomparendo
Era il 1981 quando partecipai al lancio del marchio «Ciao» — Autogrill, fotografando still life di prodotti e bibite per la campagna pubblicitaria. Il ristorante si trovava in corso Europa a Milano, uno dei primi self-service della città. In quell’occasione nacque anche il panino «Camogli», un’idea che chi era presente ricorda ancora bene, a cominciare da Franco Scepi, art director dell’agenzia Cds.
Negli anni ho percorso l’Italia in lungo e in largo, migliaia di chilometri d’autostrada, e la fermata in Autogrill era una consuetudine condivisa con milioni di altri viaggiatori. Nelle vetrinette del locale si trovava di tutto: brioche, fette di torta, panini — compreso il «Camogli» — bibite e acque minerali. Quando la famiglia Benetton acquisì il marchio, Autogrill si espanse negli aeroporti, in Europa e nel mondo. La crescita fu rapida, l’ambizione evidente.

Ma crescere in fretta ha i suoi costi. Con l’espansione arrivarono i prezzi differenziati per zona geografica — Nord, Centro, Sud — e un calo di attenzione che si vedeva a occhio nudo: personale non sempre all’altezza, code al bar e al self-service, briciole sul pavimento, salumi ossidati nelle focacce, foglie appassite nelle insalate a prezzi tutt’altro che modesti. Nella zona ristorazione i piatti sembravano dimenticati lì da ore. Così smisi di fermarmi.
Iniziai a cercare altrove. Uscivo dal casello e mi mettevo a esplorare: trattorie nascoste, osterie di paese, cuoche e osti con cui scambiare quattro chiacchiere o strappare qualche ricetta. Ritrovai il piacere del menù scritto a mano, dei cibi locali, del panorama fuori dalla finestra. Ogni sosta diventava un racconto.
Oggi molte di quelle osterie non ci sono più, o si sono trasformate in qualcos’altro. L’«esperienza gastronomica» ha preso il posto del piatto di stagione, il «menù degustazione» ha sostituito la cucina familiare. Molti dei locali che frequentavo oggi non ci sono più, è un mondo che sta scomparendo e con esso un pezzo della tradizione gastronomica italiana.
