Dal biologico industriale all’organico di nuova generazione, il marketing alimentare trasforma le nostre incertezze in opportunità di vendita
Sono in fila alla cassa del supermercato e osservo il contenuto dei carrelli davanti a me. Mi rendo conto di quanto siamo tutti condizionati dalle proposte degli esperti di marketing, che trasformano le nostre incertezze davanti ai prodotti esposti sugli scaffali in opportunità di guadagno.
Anche qui in Langa la cultura alimentare è cambiata. Ecco spuntare e affermarsi nuovi trend: biologico, biologico industriale, organico, locale e il più nuovo, organico di nuova generazione, che si contrappone alla produzione industriale. L’interesse dell’industria alimentare è esasperare le nostre ansie relative al cibo per poi blandirci tempestandoci di nuovi prodotti.

Non nego di rimanere smarrito anch’io tra le corsie del supermercato, davanti a tutti i marchi di pasta, riso, olio, bauletti di pane, tonno, sottaceti, sott’olio, biscotti, merendine, grissini e così via. Mele normali o biologiche? D’importazione o locali? Pollo d’allevamento a terra? L’eccessiva offerta, senza dubbio, complica le scelte.
Mi aggiro tra le corsie, leggo etichette: «t«senza grassi trans», «omega 3», «aromi naturali per grigliate», il TBHQ (un antiossidante sintetico). Domanda: come sono finiti nei cibi che mangio?
Oggi, nelle città, la mancanza di una cultura alimentare legata alla tradizione ci rende vulnerabili. Le centinaia di programmi di cucina in televisione — e l’ormai logoro MasterChef — non rispondono alla domanda più semplice: «Cosa è bene mangiare per la mia salute?».
Per cercare una risposta poniamoci due domande semplici: cos’è che mangio e da dove arriva?
Mi ritengo fortunato ad abitare in Italia, in un luogo lontano dalle grandi città, dove posso scegliere di mangiare per il gusto e il piacere, seguendo la tradizione. La Dieta Mediterranea è in fondo il nostro modo di mangiare di una volta, depurato dell’americanizzazione iniziata negli anni del boom economico e mai davvero conclusa.
Quante persone, però, hanno ancora questa possibilità? E per chi vive immerso nell’offerta del supermercato moderno, chi risponde alla domanda «Cosa mangio davvero?».
