Dop economy, il libro di Rosati edito da Treccani

Presentato a Roma il volume di Mauro Rosati che rilegge le Indicazioni Geografiche come modello civile e culturale

Lo scorso 16 aprile, in occasione di un incontro promosso da Fondazione Qualivita e Origin Italia, è stato presentato “La filosofia della Dop economy”, volume di Mauro Rosati pubblicato da Treccani con prefazione di Umberto Galimberti. Dopo i saluti istituzionali dei presidenti Cesare Baldrighi e Cesare Mazzetti, sono intervenuti Maurizio Martina, Stefano Patuanelli e Paolo De Castro. Le conclusioni sono state affidate al ministro Francesco Lollobrigida.

Il libro parte da un concetto che Rosati ha elaborato nel 2019: la Dop economy, cioè l’insieme del valore — non solo economico — generato dal sistema delle Denominazioni di Origine Protetta e delle Indicazioni Geografiche Protette italiane. Un’idea entrata progressivamente nel vocabolario del dibattito agroalimentare internazionale e che qui, per la prima volta, viene inquadrata in una riflessione organica e articolata in tre parti.

Un’architettura in tre atti

La prima sezione del volume esplora la filosofia del sistema delle Indicazioni Geografiche attraverso sei valori fondanti: economia, cultura, identità, comunità, istituzioni e democrazia. La struttura concettuale su cui poggiano le filiere produttive nei territori. Il modello che emerge punta su equilibrio, responsabilità e coesione, tre principi che nelle produzioni Dop e Igp trovano applicazione concreta nei disciplinari, nella governance dei Consorzi di tutela e nella distribuzione del valore lungo la catena produttiva.

Filosofia della Dop economy, Rosati e De Castro
La Filosofia della Dop economy, Rosati e De Castro

La seconda parte è invece una geografia. Rosati ricostruisce la mappa delle piattaforme produttive italiane, mostrando gli effetti tangibili delle filiere Dop e Igp nei contesti economici e sociali di appartenenza. A questa dimensione territoriale si affianca l’analisi del patrimonio storico da cui i prodotti a Indicazione Geografica hanno preso forma: una tradizione che ha attraversato trasformazioni profonde, mantenendo però un legame riconoscibile con i luoghi e con le comunità che la abitano.

Le criticità che il sistema non può ignorare

La terza parte è quella che, più delle altre, guarda in avanti, ma senza semplificazioni. Il volume si sofferma sui risultati che hanno fatto del modello italiano un riferimento internazionale, ma elenca anche le criticità aperte: il rapporto con la grande distribuzione, la sostenibilità ambientale, il ricambio generazionale, la tenuta delle comunità produttive nelle aree interne.

È qui che l’idea di «architettura civile» prende il suo peso specifico. Il valore non si deposita solo nel prodotto finito: si costruisce attraverso la qualità del lavoro, la trasparenza e il radicamento territoriale, lungo tutta la filiera. I Consorzi di tutela non sono semplici enti certificatori, ma istituzioni che presidiano un modello di sviluppo.

La Filosofia della Dop economy
La Filosofia della Dop economy

La conclusione del volume si concentra su come sistemi maturi — e quello italiano delle Dop e Igp lo è, con oltre 800 riconoscimenti europei — possano ancora offrire alla società risposte concrete di fronte alle crisi del presente, dalla frammentazione delle comunità rurali alle pressioni della competizione globale.

Un progetto che continua nei territori

La presentazione romana del 16 aprile è stata la prima tappa di un percorso più lungo. Fondazione Qualivita e Origin Italia hanno già annunciato un calendario di iniziative per il 2026, con presentazioni nei territori in collaborazione con Consorzi di tutela, università e partner istituzionali. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la conoscenza pubblica del sistema produttivo italiano di qualità tra un pubblico che va oltre gli addetti ai lavori.

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