Dalle foto della missione Artemis emerge la bellezza e la fragilità della Terra. Il cambiamento climatico è una sfida da vincere
In questi giorni sono accaduti così tanti fatti che ormai è difficile stare dietro a tutto, ma uno in particolare ha avuto la mia attenzione: la missione Artemis. Sin da piccolo sono stato appassionato di astronomia. Oggi l’inquinamento luminoso non ci permette di godere appieno dello spettacolo del cielo stellato, ma per fortuna ci sono posti nel mondo dove questo non esiste ed è possibile essere ancora travolti da una marea di stelle e provare quello che hanno provato i nostri antenati guardando in su durante la notte.
Le foto scattate dalla capsula Orion ci hanno mostrato la bellezza del nostro pianeta e al contempo la sua fragilità. La Luna è un corpo roccioso, senza atmosfera, quella coperta che ci scalda e permette alla vita di esistere. Sulla Luna la temperatura oscilla tra i 130° C e i -170° C, sulla Terra invece abbiamo una temperatura media di 15° C grazie all’effetto serra dell’atmosfera, senza precipiteremmo a circa -20° C.

La fragilità del nostro pianeta è conclamata. Di recente ho ascoltato un intervento dal vivo del climatologo Luca Mercalli che ha spiegato bene come il clima, seguendo cicli astronomici dell’ordine dei 100mila anni, cambia a causa dei movimenti che la Terra compie attorno al Sole. Cambiamenti che si innescano nell’arco di migliaia e migliaia di anni, dando il tempo alla vita di adattarsi, di trovare “soluzioni” per continuare. Oggi il clima sta cambiando e sta cambiando in fretta, con tempi non geologici.
L’uomo, perché il colpevole è l’uomo, ha avuto la capacità di aggiungere un’ulteriore coperta a quella presente in atmosfera. Lo ha fatto usando combustibili fossili per generare energia, questo ha liberato anidride carbonica, un gas serra. Lo ha fatto creando un’economia che ha per decenni immesso altri gas serra in atmosfera. Il risultato è sotto gli occhi di tutti ormai. La temperatura media del pianeta si è alzata, gli eventi meteorologici sono sempre più estremi e l’Italia ogni anno paga un conto sempre più salato in termini di vite umane e di devastazione del territorio.
Un conto che comprende danni alle infrastrutture, ai terreni agricoli, agli allevamenti, alle industrie. Attenzione, non sono un menagramo, ma i numeri parlano chiaro: negli ultimi 30 anni l’Italia è il Paese Ue più colpito con oltre 38mila morti (la maggior parte per colpi di calore) e oltre 51 miliardi di euro di danni economici. E la situazione, visto l’attuale trend, non è destinata a migliorare.
Forse coltivare e mangiare avocado, mango e banane in Sicilia, ulivi in Valtellina o nelle colline del Veronese può essere interessante, ma non possono compensare i danni che questo clima sta facendo.
Guardando quella sfera blu dalla Luna ci si chiede cosa possiamo fare, ognuno di noi è una goccia, ma se tutti adottassimo comportamenti più sostenibili forse qualcosa potremmo fare. Ogni italiano ha un’impronta di carbonio di circa 5,4 tonnellate di CO2 equivalente all’anno, mentre un americano raggiunge un’impronta di circa 15 tonnellate: noi abbiamo margini per ridurla ulteriormente, oltreoceano potrebbero fare molto, molto meglio, ma con l’attuale amministrazione questo numero è, purtroppo, destinato ad aumentare. La coperta ci avvolge tutti e certe scelte politiche “locali” diventano globali.
Cercare di essere un po’ più virtuosi non vuol dire essere “fessi”, ma lungimiranti. Possiamo e dobbiamo cercare di consumare meno energia, premiare le realtà che adottano soluzioni sostenibili, cambiare un po’ le nostre abitudini alimentari cercando di consumare più prodotti con basso impatto. Non è necessario radicalizzarci, ma adottare uno stile di vita più sostenibile.
Non abbiamo una Terra di scorta.
