Dal Ghana alle Hawaii, cento concorrenti da tutto il pianeta si ritrovano a Palazzo Ducale per decidere chi sa maneggiare meglio il mortaio
C’è chi arriva da 12.600 chilometri di distanza, dalle Hawaii, e chi abita a duecento metri dalla sala gara. Stessa ricetta, stessa tensione, stesso mortaio di marmo. Il 20 e 21 marzo 2026, Palazzo Ducale a Genova ospita l’undicesima edizione del Campionato mondiale di pesto genovese: cento concorrenti, trenta giudici, undici Paesi rappresentati.
La formula è semplice: basilico, olio extravergine, aglio, pinoli, Parmigiano Reggiano, Pecorino e sale grosso. Sette ingredienti. Nessuna scorciatoia, nessun frullatore. Solo il pestello.
Chi sono i concorrenti
L’edizione 2026 porta due novità geografiche: Gambia e Malta fanno il loro ingresso in gara per la prima volta. A rappresentare i Paesi stranieri sono in tutto 22 sfidanti, a cui si aggiungono i concorrenti italiani selezionati a livello nazionale.
La forbice anagrafica è ampia: la partecipante più anziana è Maria Carbone, 92 anni, mentre la più giovane è Gaia Amantini, 22 anni. Il concorrente che percorre la strada più lunga per arrivare è l’americano Craig Stanley Wales, in volo dalle Hawaii.

Una vetrina per la tradizione ligure
Il campionato non è solo una competizione culinaria. È, nelle parole degli organizzatori, un presidio di identità. «Il pesto è un nostro patrimonio e tutto il mondo deve poterlo fare alle nostre condizioni», ha dichiarato Roberto Panizza, direttore della manifestazione.
Dietro l’evento c’è anche una logica di promozione territoriale: la Camera di Commercio di Genova sostiene l’iniziativa come vetrina per uno dei prodotti più riconoscibili della Liguria, mentre la Regione vi vede un’occasione per attrarre turismo e visibilità internazionale.
Le novità del 2026
Accanto alla gara, questa edizione introduce due iniziative collaterali. La prima è la “Disegnata di piazza”, realizzata in collaborazione con la Genoa Comics Academy. La seconda è il premio letterario “Pietro Cheli”, dedicato alla cultura gastronomica: un riconoscimento che allarga l’orizzonte dell’evento oltre la cucina, verso la narrazione e la memoria del cibo.
