Acqua in bottiglia: gli italiani bevono plastica?

Primi in Europa per consumo di acqua minerale, ma l’acqua del rubinetto resta sotto accusa. Una ricerca rivela dubbi e contraddizioni

Ogni giorno, senza rendercene conto, compiamo un piccolo rituale: apriamo il frigorifero, prendiamo una bottiglia d’acqua e la versiamo nel bicchiere. In alternativa, guardiamo il rubinetto con sospetto e torniamo alla bottiglia. Questa scena si ripete in milioni di case italiane, tanto che gli italiani consumano in media 208 litri di acqua in bottiglia all’anno pro capite, posizionandosi come i maggiori consumatori in Europa e i secondi al mondo dopo il Messico. Un primato che pesa: oltre 14 miliardi di litri imbottigliati ogni anno distribuiti su circa 260 marchi in 140 stabilimenti.

Ma cosa c’è dietro questa dipendenza dalla plastica? E soprattutto: è giustificata?

La diffidenza che non passa

Una famiglia italiana su quattro si dichiara poco o per niente soddisfatta dell’acqua del rubinetto, con punte particolarmente critiche al Sud e nelle Isole dove oltre la metà non si fida a berla. I dati della ricerca Ipsos Doxa realizzata per Culligan confermano questo clima di sfiducia: il 76% degli italiani ha preoccupazioni sulla qualità e sicurezza dell’acqua che beve.

Acqua dal rubinetto
Acqua dal rubinetto

Le paure principali? Il calcare in cima alla lista (citato dal 24% degli intervistati), seguito dalle microplastiche e dall’impatto ambientale delle bottiglie (entrambi al 18%). Uno su sette si preoccupa anche di contaminanti chimici, virus e batteri.

Il paradosso è che l’acqua del rubinetto italiano risulta conforme ai parametri di legge nel 99,1% dei casi per gli aspetti sanitari microbiologici e chimici, secondo l’Istituto Superiore di Sanità. Eppure continuiamo a preferire l’acqua in bottiglia, che costa circa 6.300 volte di più al litro rispetto all’acqua del rubinetto.

Giovani più consapevoli

La ricerca evidenzia però un cambiamento generazionale. Il 46% degli italiani beve acqua del rubinetto, soprattutto tra Millennials e Gen Z, più attenti all’impatto ambientale. Inoltre, il 25% filtra l’acqua in casa, quota che supera il 30% tra le generazioni più giovani.

Sul fronte del consumo, i giovani mostrano maggiore attenzione all’idratazione: l’8% della Gen Z supera i 2,5 litri d’acqua al giorno, in linea con le raccomandazioni dell’OMS. Il 67% degli italiani preferisce l’acqua naturale, percentuale che sale al 71% tra la Gen Z e al 70% tra i Millennials.

Calcare, microplastiche e PFAS: cosa c’è davvero nell’acqua

Durante l’evento di presentazione dei risultati della ricerca, Giorgio Temporelli, esperto di tecnologie per il trattamento delle acque, ha fatto chiarezza sui principali timori degli italiani.

Sul calcare, l’equivoco più comune: non ha nulla a che fare con i calcoli renali. Il carbonato di calcio presente nell’acqua dura è un problema tecnologico, non sanitario. Danneggia elettrodomestici e tubature, ma non la salute. Una ricerca Nomisma per Culligan rivela che l’acqua risulta calcarea in 883 comuni italiani, con conseguenze concrete: maggiori consumi energetici, usura degli impianti e sprechi economici.

I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono invece una minaccia reale. Progettati per essere estremamente resistenti, finiscono nell’ambiente e vi permangono. Presenti nelle falde acquifere, possono essere ingeriti attraverso l’acqua potabile. Per rimuoverli servono tecnologie avanzate come filtri a carbone attivo o sistemi a osmosi inversa.

Discorso simile per le microplastiche: particelle invisibili ma presenti, che possono essere eliminate con opportune tecnologie di filtrazione o ultrafiltrazione.

Culligan Purity
Culligan Purity

Le soluzioni: tra tecnologia e sostenibilità

«Da 90 anni trasformiamo l’acqua per migliorare la vita delle persone e proteggere il pianeta», spiega Giulio Giampieri, presidente di Culligan Italia. L’azienda ha presentato due nuove soluzioni pensate per rispondere alle esigenze emerse dalla ricerca: Culligan Purity per gli uffici e Smart Modernity per la casa.

Culligan Purity integra un sistema di filtrazione multistadio contro PFAS, microplastiche e inquinanti, lampade UV per la sanificazione e la tecnologia Firewall capace di rimuovere il 99,99% di virus e batteri. Il tutto monitorato in tempo reale dal sistema C-Sense, che blocca automaticamente l’erogazione in caso di anomalie.

Smart Modernity è invece il primo addolcitore connesso dell’azienda: riduce il calcare in modo intelligente, ottimizzando i consumi di acqua, sale ed energia. Tramite app è possibile controllare il sistema da remoto, monitorare il livello di sale ed escludere l’addolcitore quando non serve, ad esempio per irrigare il giardino.

Il costo nascosto delle bottiglie

L’impatto ambientale dell’acqua in bottiglia è significativo. L’utilizzo di soluzioni di filtrazione domestica ha già permesso di ridurre oltre 45 miliardi di bottiglie di plastica monouso all’anno. A livello globale, le soluzioni Culligan hanno contribuito alla prevenzione di oltre 6 miliardi di kg di emissioni di CO₂.

Come sottolinea Ivana Stanojevic, Research Director di Ipsos Doxa: «La crescente consapevolezza dell’impatto del cambiamento climatico spinge le persone a cercare soluzioni concrete per trasformare i valori ambientali in comportamenti quotidiani. In un contesto segnato dalla disinformazione, trasparenza ed educazione sono fondamentali».

Culligan Smart Modernity
Culligan Smart Modernity

E al ristorante?

Fuori casa, il 65% degli italiani beve acqua da bottiglie acquistate, prevalentemente in plastica. Tuttavia, il 37% utilizza borracce e bottiglie riutilizzabili, una scelta più diffusa tra la Gen Z, che si rifornisce più spesso da fonti pubbliche o sistemi di refill.

Il settore della ristorazione sta iniziando a rispondere a questa sensibilità crescente, con un numero sempre maggiore di locali che offrono acqua filtrata al tavolo, riducendo costi e sprechi.

Verso un futuro più consapevole

I dati della ricerca Ipsos Doxa mostrano un’Italia divisa: da un lato la diffidenza verso l’acqua del rubinetto alimentata da informazioni frammentarie e marketing aggressivo, dall’altro una crescente consapevolezza ambientale, soprattutto tra i giovani.

La vera sfida non è scegliere tra bottiglia e rubinetto, ma avere accesso a informazioni chiare e trasparenti sulla qualità dell’acqua che beviamo. Nel frattempo, continuiamo a essere i campioni europei del consumo di acqua in bottiglia. Ma forse è arrivato il momento di chiederci: ne vale davvero la pena?

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