UNESCO premia il cuore dell’Italia

Il riconoscimento ottenuto dalla cucina italiana è legato ai valori di convivialità, inclusività e condivisione della nostra cultura

Tre urrà per la cucina italiana! Si alzino i calici e si brindi al successo della pastasciutta e della pizza. Questo racconto è fuorviante, ha vinto la cucina italiana, ma non hanno vinto né le ricette né i prodotti. È veramente un premio alla parte immateriale, ma fondamentale, della nostra cucina.

L’UNESCO ha riconosciuto che noi italiani abbiamo fatto della cucina uno strumento sociale, il nostro modo di porsi a tavola è inclusivo, condivisivo, conviviale. Valori fondamentali della nostra società, che ultimamente si stanno perdendo. Valori che hanno permesso al pomodoro americano di diventare simbolo dei nostri piatti. La nostra cucina è stata premiata per quella capacità, molto italiana, di far di necessità virtù e di miscelare colture gastronomiche diverse sotto la bandiera tricolore.

Nonostante gli slogan politici, l’Italia è un Paese ancora giovane, caratterizzato da una storia che ha visto, dopo la caduta di Roma, parcellizzare il territorio in regni piccoli e grandi, accogliere al suo interno gente dall’Europa e dai Paesi sul Mediterraneo. Ognuno ha portato con sé qualcosa della sua cultura e noi “italiani” siamo stati bravissimi a farla nostra.

Come siamo stati capaci di accogliere le novità giunte dalle Americhe e renderle “tradizione”. Il mais è stato il sostentamento delle popolazioni del Nord, il pomodoro ha trasformato la cucina del Sud, il cacao ha reso Torino e il Piemonte la capitale del cioccolato: l’elenco è lungo, ma ci siamo capiti: siamo dei Re Mida dei fornelli: dateci qualcosa di commestibile e la trasformiamo in qualcosa di indimenticabile.

Viaggiando ci si accorge della diversità tra noi e molti altri popoli. A Napoli, prima si beve un caffè (altro prodotto delle Americhe che siamo stati capaci di valorizzare) e poi si parla di affari; a Milano, ma non solo, si fa business durante le colazioni di lavoro. La saggezza popolare ci ricorda che “chi mangia la minestra con te è amico tuo”: condividere un pasto è il primo passo verso la costruzione di un rapporto.

Oggi sono state superate molte etichette e formalità legate alla cucina elitaria, i ristoranti sono ambienti più vicini alla “gente comune” (nascevano così a Parigi), dove attorno a un tavolo si è tutti uguali. La cucina italiana non è mangiare un piatto di pastasciutta, un risotto o una zuppa di pesce; o meglio non è solo questo, è sedersi attorno al tavolo, che sia quello di casa o di un locale, con le nostre emozioni e condividerle con ogni commensale.

Questo riconoscimento UNESCO è la conferma che in Italia ci mettiamo il cuore ed è questo che non debbiamo perdere, nonostante viviamo in una società sempre più egoistica e distopica.

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