Il modo migliore per scoprire un vino è assaggiarlo e degustarlo, meglio se viene fatto andando in cantina
Con la fine dell’anno, dopo la vendemmia, arriva il tempo delle “Guide del vino” che in questo periodo escono in Italia e dispensano classifiche sotto forma di bicchieri, grappoli e punteggi. Condendo il tutto con giudizi scritti con un linguaggio a dir poco misterioso se non si è un addetto ai lavori.
C’è un modo solo però per capire se un vino vale davvero la pena essere bevuto, o meglio, se vale davvero i soldi che chiedono per comprarlo: lo si deve assaggiare e degustare. Non ci sono altre strade perché il gusto è qualcosa di personale. Ecco perché arrivò la benedizione di “Gino” Veronelli quando nacque, negli anni Sessanta, l’Associazione Italiana Sommelier.
Col passare degli anni l’ambiente del vino si è riempito di assaggiatori, diversi sono diventati anche consulenti per le aziende produttrici. Anno dopo anno, però, le guide hanno perso credibilità: i premi li vincono sempre gli stessi, chi viene premiato un anno viene premiato anche negli anni successivi, con dinamiche che esulano dalla sola qualità dei vini.
Mi spiego meglio. Un anno è fatto da 365 giorni, non dimentichiamolo, le cantine, arrotondando, sono circa 100mila, le referenze messe in commercio arrivano a sfiorare le 600mila. Sono numeri enormi, che mostrano come il mercato del vino italiano sia disperso e dispersivo. Quanti buoni vini non finiscono nelle guide?
L’Italia è piena di vini sconosciuti alle grandi platee, spesso sono relegati a un consumo locale. Quei vini che arrivano a farsi conoscere solo perché qualcuno li ha scoperti andando in giro per le campagne e li ha portati in vendita. C’è dunque solo un modo per scoprire i vini italiani. Andare a fare loro visita. Se si è fortunati, se si ha avuto l’intuizione giusta o il suggerimento corretto si possono trovare grandi vini a prezzi interessanti, non alterati da dinamiche extra-cantina.
Sarà un bel viaggiare perché si incontreranno, sempre o quasi, persone in qualche modo straordinarie. Si scopriranno luoghi, paesaggi, borghi, ristoratori, prodotti agroalimentari. Così il vino diventa esperienza, cultura, incontri, racconti.
