Le serate jazz del ristorante newyorkese uniscono live music e cucina d’autore in un format che celebra l’unione tra arte e gastronomia
C’è qualcosa di inevitabile nel connubio tra jazz e tavola. Lo sanno bene a New York, dove i locali più autentici non sono mai solo ristoranti o solo jazz club, ma spazi ibridi dove il contrabbasso dialoga con il tintinnio dei bicchieri e il pianoforte scandisce il ritmo della serata. È questa filosofia che il Rivington porta avanti anche a novembre, con le sue Jazz Nights che trasformano il quarto piano dell’Hyatt Centric Milan Centrale in un angolo di Manhattan.
Un format che ha radici profonde
La relazione tra musica e cibo non è una novità inventata dal marketing contemporaneo. Nei locali storici di New York – dai jazz club di Harlem ai basement di Greenwich Village – mangiare e ascoltare musica dal vivo sono sempre stati parte della stessa esperienza. Non si tratta di intrattenimento di sottofondo, ma di un dialogo tra sensi: l’orecchio e il palato che si parlano, si influenzano, creano memoria insieme.

Al Rivington questo approccio si traduce in quattro sabati sera (dall’8 al 29 novembre) dove il jazz d’autore incontra due proposte gastronomiche pensate per accompagnare l’esperienza musicale, non per contrastarla o ignorarla.
Due percorsi, una filosofia
Il menu newyorkese resta fedele ai classici: Oysters Rockefeller, Steak Tartare “Hudson”, Surf & Turf Rossini Style. Piatti che non hanno bisogno di presentazioni, preparati con la precisione che ci si aspetta da un ristorante che vuole essere un pezzo di New York a Milano.
Più interessante, per la stagione, il menu dedicato al tartufo firmato dallo chef Emiliano Nelaj. Qui il tartufo – bianco e nero – diventa protagonista di un percorso che guarda all’autunno italiano senza dimenticare l’impronta newyorkese del locale. È un equilibrio delicato: celebrare un ingrediente fortemente legato al territorio italiano all’interno di una cornice che strizza l’occhio a Manhattan.
Il programma musicale
Gli appuntamenti sono quattro, uno per ogni sabato di novembre. Si parte l’8 con Georgia Ciavatta e Angelo “Gange” Cattoni, duo che reinterpreta l’American Songbook con un approccio ironico ma rispettoso. Il 15 novembre salgono sul palco Stefano Pennini e Francesco Manzoni, che alternano jazz d’oltreoceano e rivisitazioni armoniche della canzone italiana.

Il 22 novembre è la volta del trio formato da Sara Lupi (voce), Mirko Fait (sax) e Joe Zangaro (pianoforte), con un repertorio che attraversa jazz, bossa nova e chanson française. Chiude il mese, il 29 novembre, il duo Carmelo Tartamella (chitarra) e Giovanni “Lenny” Scalvini (contrabbasso), che rievoca i grandi sodalizi chitarra-contrabbasso della storia del jazz.
Perché funziona
La formula delle Rivington Nights funziona perché non cerca di sovrapporre elementi, ma di farli convivere naturalmente. La musica jazz, con i suoi tempi dilatati e la sua struttura aperta all’improvvisazione, si presta a essere vissuta mentre si mangia, si beve, si parla. Non richiede un silenzio reverenziale, ma un’attenzione fluida che può spostarsi dal piatto al palco senza forzature.
I cocktail ispirati agli speakeasy di Manhattan e la selezione di etichette Garesio completano un’offerta che vuole essere coerente: ogni elemento – dal drink al dessert, dalla vista su Porta Nuova alla scelta degli artisti – contribuisce a costruire un’atmosfera che non è semplicemente “newyorkese”, ma che riproduce quel modo specifico di stare al ristorante che i locali di New York hanno reso celebre nel mondo.
