Leticia Landa premiata per La Cocina, il progetto che trasforma immigrati e persone emarginate in imprenditori del food
In una cucina commerciale di San Francisco, qualcuno sta imparando a fare tortillas. Non per hobby, ma per costruirsi un futuro. È questa l’immagine che meglio racconta il senso del Basque Culinary World Prize 2025, assegnato a Leticia Landa per il suo lavoro con La Cocina, un’organizzazione che da vent’anni usa la gastronomia come strumento di integrazione sociale ed emancipazione economica.
Il premio, che vale 100.000 euro e viene promosso dal governo basco e dal Basque Culinary Center, non guarda solo alla tecnica o alla creatività in cucina. Cerca chi usa pentole e fornelli per risolvere problemi reali: povertà, esclusione, mancanza di opportunità.
Una cucina come trampolino sociale
La Cocina non è un ristorante. È un incubatore per aspiranti imprenditori del food che arrivano da comunità emarginate – immigrati, persone a basso reddito, chi non ha accesso ai circuiti tradizionali della ristorazione. Il progetto offre formazione, spazi attrezzati, mentorship. E funziona: il 70% di chi passa da qui è ancora in attività dopo dieci anni.

Dalla rete di La Cocina sono nati più di 40 locali nell’area di San Francisco: ristoranti, caffetterie, bancarelle. Tra i “laureati” ci sono storie come quella di Veronica Salazar, che ha fondato El Huarache Loco vent’anni fa e oggi è un punto di riferimento, o Nite Yun, rifugiata cambogiana che ha aperto Lunette ed è finita su Chef’s Table di Netflix.
Leticia Landa, texana di origini messicane, sa cosa significa costruirsi un posto in una società che non ti aspetta. Ha studiato antropologia, ha lavorato in cucina e nel volontariato, poi nel 2008 è entrata in La Cocina e l’ha fatta crescere fino a diventare una rete di circa 100 imprese.
«Questo premio – ha detto Landa – onora uno sforzo collettivo. Il riconoscimento va a tutte le persone che hanno reso possibile questa rete di chef e imprenditori, che non solo condividono la loro cucina ma creano posti di lavoro nelle loro comunità».
La giuria e il focus sull’integrazione
A decidere è stata una giuria presieduta da Joan Roca, chef tre stelle Michelin del Celler de Can Roca, che ha dichiarato: «La storia di Leticia dimostra come la cucina possa essere un potente strumento di inclusione, indipendenza economica e dignità».
Insieme a Roca, nomi come Gastón Acurio, Pía León, Yoshihiro Narisawa, Manu Buffara, Elena Reygadas, e altri chef di peso internazionale. Dopo l’edizione 2024 dedicata all’aiuto umanitario, quest’anno il focus è stato sull’integrazione sociale e sull’imprenditorialità.

Le menzioni speciali
Oltre a Landa, la giuria ha assegnato due menzioni speciali. La prima a João Diamante, brasiliano cresciuto in una favela di Rio de Janeiro, che dopo essersi formato alla scuola di Alain Ducasse a Parigi è tornato in Brasile per fondare Diamantes na Cozinha: corsi gratuiti di cucina, pasticceria e servizio bar per comunità emarginate, con stage pratici che aiutano a trovare lavoro o avviare un’attività.
La seconda menzione va a Matthew Evans, chef gallese-australiano diventato agricoltore in Tasmania. Attraverso programmi tv, documentari e libri, Evans racconta cosa significa produrre cibo in modo etico e sostenibile. Ha lasciato il giornalismo gastronomico per capire “perché una carota ha un sapore migliore di un’altra” e ha fondato la Fat Pig Farm, dove pratica agricoltura rigenerativa.
Dieci anni di storie
Il Basque Culinary World Prize è alla sua decima edizione. In passato ha premiato José Andrés per la risposta alla crisi Covid con World Central Kitchen, Anthony Myint per il lavoro sul cambiamento climatico, Jock Zonfrillo per la preservazione delle tradizioni culinarie aborigene australiane. La stampa lo ha soprannominato “il Nobel della gastronomia”, e in dieci anni ha valutato oltre 1.250 candidature da 42 paesi.
Perché la cucina, alla fine, non è solo quello che finisce nel piatto. È chi lo prepara, come lo prepara, e soprattutto perché.
