A Vigevano presentato il manifesto che punta su agroecologia e varietà tradizionali contro la monocoltura intensiva
A Vigevano si sono riuniti produttori di riso da tutta Italia per gli Stati generali del settore, dove Slow Food ha presentato la rete Slow Rice. L’iniziativa parte dalle Condotte di Vigevano, Lomellina, Vercelli e Novara, con la partecipazione di coltivatori da tutte le province risicole italiane e delegazioni da Grecia, Spagna, India e Giappone.
Oltre la monocoltura
Il progetto nasce da una constatazione: la risicoltura italiana è diventata un settore industriale dominato da monocolture, sementi ibride e chimica di sintesi. Un modello che produce quantità ma porta con sé degrado del suolo, perdita di biodiversità e inquinamento delle acque.

«Tante aziende hanno intrapreso percorsi innovativi ispirati alla natura, non limitandosi a escludere i fitofarmaci di sintesi, ma adottando un approccio agroecologico con rotazioni, coperture vegetali e gestione attenta delle acque», spiega Francesco Sottile, agronomo dell’Università di Palermo e membro del consiglio direttivo di Slow Food Italia.
Le varietà italiane
L’Italia è il principale produttore europeo di riso, con oltre il 90% della produzione concentrata tra Piemonte e Lombardia. Nel nostro paese si coltivano varietà come Carnaroli, Roma, Balilla e Maratelli, ognuna legata a una tradizione gastronomica specifica. Quest’anno il Carnaroli compie 80 anni.
Cristiana Sartori, produttrice lomellina e presidente dell’associazione Strada del Riso dei tre fiumi che ha organizzato l’evento, è diretta: «Operare nel rispetto della natura è una sfida enorme. Bisogna avere il coraggio di sperimentare e sbagliare, prendersi i rischi della produzione e fronteggiare un’Europa che non crede veramente in un’agricoltura sostenibile».

I produttori aderenti alla rete si impegnano a praticare l’agroecologia, salvaguardare le varietà tradizionali italiane, tutelare la biodiversità e valorizzare il paesaggio delle risaie. Edie Mukiibi, presidente internazionale di Slow Food, ha salutato la nascita della rete auspicando che possa diventare globale.
Il riso resta il cereale più consumato al mondo, con circa 150.000 varietà. La sfida è mantenerlo simbolo di biodiversità invece che di agricoltura intensiva.
