L’Italia seconda in Europa per obesità infantile. Il governo valuta l’estensione del rimborso per i nuovi farmaci anti-obesità
L’obesità sta diventando un’emergenza sanitaria ed economica per l’Italia. I numeri parlano chiaro: sovrappeso e obesità costano al Paese 97 miliardi di euro ogni anno, riducendo il PIL nazionale del 2,8%. Una cifra che si traduce in 330 euro di tasse aggiuntive per ogni cittadino italiano.
Il quadro è preoccupante soprattutto per i più piccoli. Nonostante l’Italia sia tra i paesi più virtuosi nel contenimento del sovrappeso negli adulti, è seconda in Europa per obesità infantile: il 37% dei bambini ha un eccesso di peso, contro una media UE del 29%. A nove anni, un bambino su tre presenta già problemi di peso e uno su dieci è obeso.

Una malattia, non una questione di volontà
«L’obesità è una vera e propria malattia neuroendocrina a predisposizione genetica, non un problema di stile di vita», spiega Claudio Maffeis, direttore della Pediatria B di Verona. La causa risiede in un’alterazione dei meccanismi che regolano fame e sazietà, mentre sedentarietà e abbondanza di cibo fungono da fattori scatenanti.
Le conseguenze economiche sono pesanti: la perdita di produttività equivale a oltre 570mila lavoratori a tempo pieno, mentre le cure per l’obesità rappresentano già il 9% della spesa sanitaria nazionale. L’attuale tasso di obesità infantile porterà a una spesa aggiuntiva di oltre 400 milioni all’anno per il Sistema sanitario.
Farmaci GLP-1: una possibile svolta
Una speranza arriva dai nuovi farmaci GLP-1 agonisti, attualmente rimborsati dal SSN solo per i pazienti diabetici. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha annunciato che il ministero sta valutando l’estensione del rimborso anche per i pazienti obesi: «Potremmo somministrare questi farmaci anche ai pazienti obesi, che hanno la condizione maggiore di rischio di sviluppare il diabete, prima che la malattia diventi conclamata».
L’annuncio è stato accolto con favore dalle associazioni di pazienti e dalle società scientifiche. «Le nuove terapie per la cura dell’obesità hanno un costo elevato, spesso insostenibile per i pazienti», sottolinea Iris Zani, presidente dell’Associazione Amici Obesi e della FIAO.

Il ruolo della ristorazione collettiva
Intanto, cresce l’attenzione verso la prevenzione attraverso l’alimentazione. Solo un italiano su dieci consuma le cinque porzioni quotidiane di frutta e verdura raccomandate. Se tutti seguissero le linee guida alimentari, il Paese risparmierebbe 2,8 miliardi di euro di spesa sanitaria.
La ristorazione collettiva – che serve oltre 400mila persone al giorno tra mense scolastiche e aziendali – diventa così un attore centrale nella prevenzione, garantendo accesso democratico a cibo sano e bilanciato indipendentemente dal reddito.
Un progetto pilota condotto su 116 dipendenti di un’azienda del settore ha rivelato che solo l’8,5% segue un’alimentazione equilibrata, mentre il 96,6% vorrebbe migliorare il proprio stato di salute attraverso l’alimentazione.
La strada è ancora lunga, ma la consapevolezza che l’obesità sia una malattia da curare e non un fallimento personale rappresenta il primo passo verso un approccio più efficace a un’emergenza che non possiamo più permetterci di ignorare.
