Quattro paesi rischiano l’esaurimento delle scorte di alimenti salvavita a causa dei tagli agli aiuti americani
Il cibo terapeutico pronto all’uso (RUTF) sta per esaurirsi in Nigeria, Kenya, Somalia e Sud Sudan. Una crisi annunciata che mette a rischio la vita di migliaia di bambini gravemente malnutriti e che ha radici precise nelle scelte di politica internazionale dell’amministrazione Trump.
Il RUTF è una pasta energetica a base di arachidi, zucchero, latte in polvere, olio e micronutrienti, confezionata in sacchetti di alluminio con lunga conservazione. Negli ultimi trent’anni ha salvato milioni di vite, diventando lo standard per il trattamento della malnutrizione infantile grave. Un bambino gravemente denutrito ha nove volte più probabilità di morire per infezioni comuni rispetto a un coetaneo ben nutrito.

I numeri della crisi
In Nigeria, 3,5 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione acuta grave. Servono 629mila pacchi di RUTF per la stagione magra tra giugno e novembre, ma ne sono disponibili solo il 64%. Le aree più colpite sono il nord-est e il nord-ovest del paese.
Nel Kenya settentrionale, nella contea di Turkana, servono 105mila pacchi fino a fine 2025, ma ne sono stati consegnati solo 79mila (77% del fabbisogno). Le scorte si esauriranno a ottobre. «Abbiamo cercato cibo terapeutico da altre strutture per i nostri bambini malnutriti. Se non riceveranno assistenza, so che li perderemo presto», racconta suor Winnie, che gestisce una clinica sostenuta da Save the Children.
In Somalia, 1,8 milioni di bambini sono a rischio malnutrizione – quasi la metà di tutti i minori sotto i cinque anni. Solo il 39% dei fondi necessari per la nutrizione del 2025 è stato raccolto, e settembre potrebbe segnare l’interruzione dei programmi nutrizionali.
Nel Sud Sudan, i bambini malnutriti sono aumentati del 10,5% in un anno, da 2,1 a 2,3 milioni. Solo un terzo di chi ha bisogno di cure ha ricevuto assistenza tra gennaio e luglio, anche perché il 15% delle strutture nutrizionali ha chiuso per mancanza di fondi.
Il nesso con i tagli americani
La crisi attuale ha un collegamento diretto con la politica “America First” di Trump. L’amministrazione ha sospeso gli aiuti esteri per una revisione di 90 giorni, e l’Africa subsahariana – che riceveva oltre 6,5 miliardi di dollari in assistenza umanitaria americana l’anno scorso – è la regione più colpita.
I tagli hanno già iniziato a mordere: l’amministrazione Trump ha terminato circa 13 milioni di dollari di finanziamenti per Save the Children solo in Sud Sudan. I bambini come Dalmar, quindici mesi, nato prematuro e ricoverato in un centro sostenuto dall’organizzazione, ora ricevono latte terapeutico sostitutivo invece del trattamento standard con pasta di arachidi, rallentando la guarigione.

Una crisi globale più ampia
Il problema va oltre l’Africa: secondo il Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari 2025, oltre 295 milioni di persone in 53 paesi affrontano insicurezza alimentare acuta, il 22,6% della popolazione analizzata. Le organizzazioni umanitarie prevedono la più significativa riduzione dei finanziamenti per le crisi alimentari e nutrizionali nella storia dei rapporti.
La distribuzione delle risorse alimentari nel mondo segue logiche geopolitiche che spesso prescindono dai bisogni reali delle popolazioni. Attualmente 1,9 milioni di persone vivono una fame catastrofica, principalmente a Gaza e Sudan, ma anche in Sud Sudan, Haiti e Mali.
I tagli agli aiuti americani arrivano mentre la fame globale aumenta per il sesto anno consecutivo. Le conseguenze si vedono già: cliniche chiuse, trattamenti ridotti, bambini dimessi troppo presto.
Save the Children stima che il crollo dei finanziamenti causerà l’interruzione delle cure per 15,6 milioni di persone in 18 paesi, tra cui oltre 2,3 milioni di bambini gravemente malnutriti nel 2025. La situazione è destinata a peggiorare nel 2026.
«La fame non conosce confini né limiti», dice Yvonne Arunga, direttrice regionale di Save the Children per l’Africa orientale e meridionale. «In un momento in cui la fame nel mondo sta aumentando vertiginosamente, i finanziamenti che potrebbero salvare la vita dei bambini sono stati tagliati».
Dietro ogni statistica c’è un volto, una storia, una vita in bilico. E dietro la mancanza di cibo terapeutico ci sono scelte politiche precise che trasformano l’alimentazione da diritto fondamentale a variabile geopolitica.
