Uno dei Wine Star Awards 2026 è andato a Roberta Corrà e risponde alla domanda su chi guida il il destino del vino italiano all’estero
La Glasshouse di New York, 26 gennaio 2026. Si è chiusa la 26ª edizione dei Wine Star Awards di Wine Enthusiast con un premio che ha fatto un po’ di rumore nel mondo dell’industria vinicola italiana. Il titolo di Person of the Year 2025 è andato a Roberta Corrà, CEO di Frederick Wildman & Sons e Managing Director di Gruppo Italiano Vini.
Non è un premio per una singola bottiglia o una singola vendemmia. È un premio per una persona che, secondo la giuria, ha saputo tenere un filo tra chi produce il vino e chi lo porta nel resto del mondo.

Chi è e cosa fa
Corrà occupa tre ruoli simultanei: guida Frederick Wildman & Sons, uno dei maggiori importatori di vino italiano negli Stati Uniti; è managing director di Gruppo Italiano Vini, un gruppo che conta oltre 1.600 ettari di vigneto e 15 cantine sparse per l’Italia; e presiede il Consorzio Italia del Vino.
Tre ruoli, un punto comune: il collegamento tra chi il vino fa e chi lo vende. La motivazione del premio è chiara su questo punto — si tratta di una leadership che “coniuga gestione di organizzazioni complesse e multigenerazionali con la tutela dell’heritage e una visione orientata al lungo periodo”.
Sa gestire aziende con storia senza dimenticarne le radici, ma senza nemmeno fermarsi.
Un premio che non è solo un trofeo
Wine Enthusiast non è una rivista qualsiasi. Ha una base lettori importante e un notevole peso specifico nell’industria americana, che resta, nonostante tutto, uno dei mercati più strategici per il vino italiano. Un premio come questo non cambia da solo le sorti di nessuna azienda, ma dice qualcosa su come il settore vuole essere percepito oltre oceano: non come una collezione di etichette romantiche, ma come un sistema con leadership chiara e moderna.
Millennials, Generazione Z e il problema del linguaggio
La parte più interessante del premio sta forse nella motivazione, non nel nome. Wine Enthusiast ha esplicitamente menzionato il ruolo di Roberta Corrà nel costruire un dialogo con Millennials e Generazione Z, una generazione che beve meno vino dei genitori e dei nonni, ma che quando lo fa, cerca autenticità e storia credibile.
Corrà stessa lo ha detto nella sua dichiarazione: investire nei giovani significa investire nel futuro della comunità del vino. Ma ha aggiunto un dettaglio che conta — «senza rinunciare ai valori fondanti del vino, rispetto per la terra, autenticità, cultura, reinterpretandoli in chiave contemporanea».
Il punto non è cambiare il vino. È cambiare come lo raccontiamo.
