Assemblea mondiale dei farmers market e nuovo museo per gli 80 anni dell’organizzazione. Focus su sovranità alimentare e filiere locali
Roma si trasforma in questi giorni nella capitale mondiale del cibo e dell’agricoltura. L’occasione è il doppio anniversario della FAO: gli 80 anni dalla fondazione, che si celebrano il 16 ottobre, e la terza assemblea mondiale della World Farmers Markets Coalition, che ha riunito nella capitale agricoltori e gestori di mercati contadini da 80 paesi.
I numeri raccontano una crescita significativa: la rete mondiale dei mercati contadini è aumentata del 40% nell’ultimo anno, raggiungendo 28mila realtà aderenti alla coalizione. Un movimento nato quattro anni fa con appena sette paesi e oggi presente in 80 nazioni, che rappresenta oltre 100 associazioni, 330mila famiglie di agricoltori e 400 milioni di consumatori.
«Eravamo presenti in sette paesi quando ci incontrammo qui a Roma quattro anni fa. Siamo cresciuti e cresceremo”», ha dichiarato Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, durante l’assemblea alla FAO. Le sue parole hanno però un tono meno trionfalistico di quanto ci si potrebbe aspettare: «Stiamo vivendo tempi bui, molto bui. A quasi ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, il pianeta è attraversato da 56 conflitti armati, con oltre 230mila vittime e 100 milioni di sfollati».

Il cibo come antidoto ai conflitti
Al centro dell’assemblea, i temi legati alla sovranità alimentare e allo sviluppo di filiere locali come risposta a fame, guerre e conflitti commerciali. «Il cibo e la fame sono sempre concause delle guerre», ha sottolineato Gesmundo. «Garantire a ogni comunità l’accesso a un cibo giusto e locale significa garantire la pace».
La posizione è netta anche verso i modelli agricoli industriali: «Le logiche delle monoculture e degli OGM hanno espulso i contadini dal mercato e aumentato la fame nei paesi più fragili. Anche il filantropismo di facciata, quello delle grandi fondazioni private, ha prodotto in vent’anni un aumento della fame e della mortalità infantile fino al 40%».
Dominga Cotarella, presidente di Campagna Amica, ha ribadito il concetto: «Rispetto a chi ci vuol far credere che nel 2050 non ci sarà cibo a sufficienza per tutti e che l’unica soluzione sia la tecnologia e l’intelligenza artificiale, noi crediamo che l’unica soluzione sia investire sul valore del cibo locale e sul ruolo dei nostri agricoltori».
La mostra della biodiversità
Parallelamente all’assemblea, presso il Parco di Porta Capena si è aperta l’esposizione universale “Dal Seme al Cibo”, che sarà visitabile gratuitamente fino al 13 ottobre. Tra i padiglioni di oltre 140 paesi, spicca la grande mostra sulla biodiversità alimentare dei mercati contadini, con oltre 200 prodotti provenienti da tutto il mondo.
Si va dalle noci tigre del Ghana (in realtà piccoli tuberi) al dashi giapponese artigianale, dal miele rosso dai ciliegi inglesi al pipilongo colombiano, una rara varietà di pepe dalle note agrumate. E ancora: l’estratto di cempasúchil, una calendula messicana usata come colorante e antinfiammatorio, la polvere vietnamita di banana e il cubio, un tubero simile a una carota.
«Avere un canale di vendita permette agli agricoltori di continuare a coltivarle, garantendo così la loro sopravvivenza e proteggendole dal rischio di estinzione», spiegano gli organizzatori. Una difesa della biodiversità che passa attraverso il mercato, non contro di esso.

Il manifesto dei giovani
Sabato 11 ottobre, cinque giovani agricoltori in rappresentanza dei cinque continenti hanno presentato il “Manifesto Giovanile per il Cibo Locale”: Darwin Hinojosa dal Perù, Sihyeon Lee dalla Corea del Sud, Shelby Saucier dagli Stati Uniti, Enrico Parisi dall’Italia e Peju Sokunle dalla Nigeria.
Il documento traccia una prospettiva per ricostruire il legame tra cibo, persone e pianeta, puntando sulla valorizzazione del cibo locale, la promozione della qualità e il rafforzamento delle reti alimentari territoriali. I giovani leader rivendicano il proprio ruolo nella creazione di sistemi sostenibili e resilienti.
Il nuovo museo della FAO
Il 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, verrà inaugurato il Museo e Network dell’Alimentazione e dell’Agricoltura (FAO MuNe), alla presenza del presidente Sergio Mattarella e del direttore generale della FAO, Qu Dongyu.
Il museo si sviluppa su 1.300 metri quadri e 12 sale all’interno della sede della FAO, vicino al Circo Massimo. Oltre a documenti storici e fotografie che ripercorrono otto decenni di attività dell’organizzazione, ospita una collezione di oltre 60 opere d’arte donate da 40 paesi membri, tra cui la scultura di Michelangelo Pistoletto “Coltivare il Terzo Paradiso” e “Peace with Nature” di Pablo Atchugarry, un ulivo secolare rinato come simbolo di riconciliazione.
Il FoodS Lab, la “cucina del mondo” completamente attrezzata, ospiterà laboratori, dimostrazioni culinarie e incontri con esperti. Il museo sarà aperto al pubblico dal 20 ottobre, dal lunedì al sabato.
Le iniziative in Africa
La World Farmers Markets Coalition, insieme alla FAO e partner internazionali, sostiene sistemi alimentari locali in Africa e nel sud del mondo. La Mediterranean and African Markets Initiative (MAMI), finanziata dal ministero degli Esteri italiano e realizzata da Ciheam Bari, promuove lo sviluppo dei mercati contadini in Egitto, Kenya, Libano e Tunisia.
All’assemblea hanno partecipato i ministri dell’agricoltura di Ghana, Senegal e Repubblica del Congo, a testimonianza dell’interesse dei governi africani verso questo modello. Domenica 12 ottobre si è chiusa la tre giorni con la premiazione dei migliori produttori, gestori di mercato e città per le politiche a sostegno del cibo locale, con Roma tra le finaliste insieme a Dhaka e Macedon Ranges Shire Council.
Il ruolo delle sementi
In parallelo alle celebrazioni, Assosementi ha sottolineato il ruolo cruciale delle sementi di qualità e dell’innovazione vegetale per la sicurezza alimentare. “Il seme è il primo anello di tutte le filiere alimentari», ha dichiarato Giuseppe Carli, presidente dell’associazione. «Da un seme di qualità nasce un’agricoltura di qualità, capace di garantire tracciabilità, migliori rese e più elevati valori nutrizionali».
Secondo uno studio di HFFA Research, negli ultimi vent’anni l’innovazione varietale ha permesso in Europa di incrementare i raccolti dell’1,16% all’anno. Senza il miglioramento varietale, la produzione delle principali colture sarebbe oggi inferiore di oltre il 20%.
Le celebrazioni romane hanno mostrato due visioni dell’agricoltura che cercano un punto di incontro: quella dell’innovazione tecnologica e quella delle filiere locali. La sfida è far convivere progresso scientifico e tutela delle comunità rurali, efficienza produttiva e biodiversità, mercato globale e identità territoriale.
