Povertà alimentare: 5,7 milioni senza un piatto decente

In Italia quasi 10 persone su 100 non mangiano abbastanza. E i bambini pagano il conto più salato di tutti

C’è un dato che vale più di mille discorsi: in Italia, nel 2024, oltre 1,3 milioni di bambini e ragazzi non hanno accesso a un’alimentazione adeguata. Sono il 13,8% dei minori, il valore più alto dal 2014. Significa che se entri in una scuola media qualsiasi, in una classe di 25 alunni, almeno tre non mangiano abbastanza. Non per scelta, ma perché le loro famiglie non possono permetterselo.

I numeri dell’ISTAT sulla povertà in Italia raccontano un Paese bloccato: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, l’incidenza stabile all’8,4% delle famiglie. Stabile, certo, ma stabilmente alta. E quando si parla di alimentazione, questi numeri diventano ancora più pesanti.

Cosa significa essere poveri a tavola

Nel 2023, circa 4,9 milioni di italiani non hanno potuto permettersi un pasto completo almeno ogni due giorni. E 2,9 milioni di persone (il 5,8%) non hanno potuto mangiare fuori casa con parenti o amici nemmeno una volta al mese. Non parliamo di ristoranti stellati, ma di una pizza con gli amici o un pranzo dalla nonna.

Povertà
La povertà assoluta in Italia coinvolte 5,7 milioni di persone

La geografia della fame segue quella della povertà: il Mezzogiorno registra il 10,5% di famiglie in povertà assoluta, contro il 7,9% del Nord e il 6,5% del Centro. Ma è nelle Isole che la situazione è peggiorata di più, con l’incidenza individuale che passa dall’11,9% al 13,4% in un anno.

Chi vive in affitto paga un prezzo ancora più alto: il 22,1% di queste famiglie è in povertà assoluta, contro il 4,7% di chi ha casa di proprietà. L’affitto medio per chi è povero? Appena 373 euro al mese, contro i 437 delle famiglie non povere. Meno soldi, meno casa, meno cibo sulla tavola.

Gli stranieri e i figli: i più vulnerabili

Le famiglie con stranieri sono quelle che soffrono di più: il 35,2% di quelle composte solo da stranieri è in povertà assoluta, quasi sei volte di più rispetto alle famiglie italiane (6,2%). E quando ci sono bambini, le cose peggiorano: nelle famiglie con stranieri e minori, l’incidenza di povertà alimentare supera il 30% in tutte le ripartizioni, arrivando al 46,2% nel Mezzogiorno.

Le famiglie numerose sono un’altra categoria a rischio: tra quelle con cinque o più componenti, più di una su cinque (21,2%) vive in povertà assoluta. Tra le coppie con tre o più figli, la percentuale è del 19,4%.

Il paradosso della dieta mediterranea

L’Italia è la patria della dieta mediterranea, eppure sempre meno italiani possono permettersela. La recente letteratura scientifica mostra un generale allontanamento dai modelli alimentari tradizionali nelle popolazioni mediterranee, con un’aderenza alla dieta mediterranea da bassa a moderata.

Il carrello settimanale della dieta mediterranea costa 46,27 euro, ben 7,28 euro in meno rispetto al carrello medio degli italiani di 53,55 euro. Eppure molti, soprattutto i giovani, la percepiscono come troppo costosa e la abbandonano per cibi ultra-processati, meno nutrienti ma più economici e veloci.

Il risultato? Una popolazione che si allontana dai suoi cibi tradizionali proprio quando ne avrebbe più bisogno. La dieta mediterranea, ricca di verdure, legumi, cereali integrali e olio d’oliva, è un potente strumento di prevenzione contro diabete, obesità e malattie cardiovascolari. Ma serve a poco se chi ne ha più bisogno non può permettersela.

Il peso dell’istruzione e del lavoro

Il report ISTAT conferma quello che già sappiamo: l’istruzione protegge dalla povertà. Per le famiglie con persona di riferimento che ha al massimo la licenza elementare, l’incidenza della povertà è del 14,4%, contro il 4,2% di chi ha almeno il diploma.

Sul lavoro, la situazione è ancora più dura: tra le famiglie con persona di riferimento operaia l’incidenza è del 15,6%, quasi sei volte quella dei dirigenti e impiegati (2,8%). E se chi lavora è un indipendente che non è né imprenditore né libero professionista, la povertà colpisce il 7,4% delle famiglie.

Anche chi cerca lavoro è in difficoltà: l’incidenza di povertà per queste famiglie è del 21,3%, un dato che sale al 25,5% quando si parla di povertà relativa.

Banco alimentare
Il Banco Alimentare e altre associazioni aiutano chi non ha nulla, ma non è sufficiente

Oltre l’emergenza

In Italia manca una politica strutturata ed efficace per affrontare la povertà alimentare. L’approccio prevalente si concentra sulla distribuzione di cibo attraverso acquisti governativi, eccedenze alimentari e donazioni, considerando l’aiuto alimentare come un fine e non come un mezzo.

Banco Alimentare, Caritas e altre organizzazioni fanno un lavoro straordinario, ma non possono sostituire lo Stato. Circa il 50% delle persone che si rivolgono a strutture caritative aiutate da Banco Alimentare sono italiani, un dato in forte crescita negli ultimi anni.

Il cibo non è solo calorie. È socialità, cultura, dignità. Rinuncia, mancanza di libertà di scelta e vergogna caratterizzano l’esperienza della povertà alimentare, condizioni che i dati faticano a catturare ma che pesano sulla vita quotidiana di milioni di persone.

Guardare avanti

Il problema non è solo economico. Serve ripensare il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo. Ogni settimana, ogni italiano getta in media 555,8 grammi di alimenti, uno spreco che potrebbe sfamare tre milioni di persone.

Servono politiche che garantiscano a tutti l’accesso a un’alimentazione adeguata, non solo per quantità ma anche per qualità nutrizionale e sociale. Servono mense scolastiche gratuite per tutti i bambini, sostegni economici mirati alle famiglie in difficoltà, educazione alimentare nelle scuole.

Perché in un Paese che ha fatto della buona tavola un’arte e un’identità, nessuno dovrebbe andare a letto con la pancia vuota. Soprattutto se è un bambino.

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