In Trentino torna il riconoscimento dell’aiuto gratuito in vigna tra vicini. La vendemmia come festa merita di rinascere ovunque
Era il 2008 quando i voucher per il lavoro occasionale in agricoltura furono introdotti in via sperimentale, in particolare per la vendemmia. Ma nel 2017, con il decreto del governo Gentiloni, ne venne decisa l’abolizione. Oggi, nel 2026, in Trentino torna possibile il lavoro solidale: il 27 luglio la Camera di Commercio di Trento ha riconosciuto la «ganzega» tra gli usi e le consuetudini del territorio, e il 18 agosto la Provincia autonoma ne ha confermato la piena operatività. Il riconoscimento vale per l’aiuto occasionale, gratuito e spontaneo, prestato in vigna o nei campi da parenti, amici, vicini o conoscenti.
Qui in Langa mi raccontano che la vendemmia era una festa: le aie si popolavano, la sera, di tavolate pronte ad accogliere — dopo la fatica del giorno nella raccolta dell’uva — parenti, amici e vicini di casa, ricompensati con canti, racconti e soprattutto cene. Il pranzo si consumava in vigna, una sosta seduti sotto i filari con pane e uva, pesche di vigna (quelle bianche, piccole, che maturano tardive) o fichi.

Ad accudire la cucina fin dalla mattina erano gli anziani di famiglia, le nonne. Iniziavano presto a mettere sul fuoco i pentoloni capienti per il bollito misto (non mancavano lingua, testina e cotechini, oltre alle altre parti nobili), accompagnato da bagnet (salsa verde), salsa rossa e purè di patate. Come antipasto, salame crudo e cotto, giardiniera piemontese e peperoni arrostiti. Poi arrivava la scodella con gli agnolotti nel brodo. Robiola e gorgonzola prima del dolce: bunet, torta di nocciole con zabaione e le immancabili pere della Madernassa caramellate nel vino.
Fatti, non parole: è una delle vie per far crescere l’enoturismo. La vendemmia tornerà a essere una delle tradizioni popolari italiane, un antico rito collettivo di festa in cui la stanchezza della giornata verrà scacciata dalla musica, tra un bicchiere di vino e l’altro.
