Enoturismo, il gusto sposta i viaggi in autunno e inverno

Prenotazioni d’autunno a +59%, 760.000 arrivi stranieri legati a cibo e vino: la raccolta diventa il motivo per cui si parte

Raccogliere le olive e tornare a casa con la propria bottiglia, uscire all’alba con il tartufaio e il suo cane, passare due giorni accanto agli artigiani del sakè. In autunno e in inverno il turismo enogastronomico smette di coincidere con l’assaggio e diventa partecipazione al lavoro della terra. Ed è il motivo per cui due stagioni, a lungo considerate di passaggio, pesano sempre di più nel calendario dei viaggi, in Italia e all’estero.

I dati vanno nella stessa direzione. Secondo Virtuoso, network internazionale di agenzie di viaggio di fascia alta, le prenotazioni autunnali sono cresciute del 59% in un anno. Nei cinque mercati europei monitorati da lastminute.com, Italia compresa, le partenze di novembre sono aumentate del 23%. A orientare le scelte, sempre più spesso, è la motivazione: il benessere, la ricerca di rigenerazione di corpo e mente, il cibo e il vino. Una spinta che aiuta la destagionalizzazione, cioè la distribuzione dei flussi turistici su tutto l’anno.

Turismo enogastronomico
Turismo enogastronomico

La domanda cresce, in Italia più che altrove

Il Food Travel Monitor 2026 della World Food Travel Association racconta un cambio di priorità: per il 66% dei viaggiatori le esperienze enogastronomiche contano più di cinque anni fa.

In Italia i numeri sono dello stesso segno. Il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2025, che riporta dati Enit (l’agenzia nazionale del turismo), indica che i soggiorni enogastronomici degli stranieri sono cresciuti del 176% in dieci anni, fino a 760.000 arrivi nel 2024. Sul fronte interno, uno studio presentato da Aite, l’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, stima in circa 18 milioni gli italiani coinvolti quest’anno in esperienze legate al vino, 4,5 milioni in più rispetto al 2024.

Dalla degustazione alla raccolta

La tendenza più netta è il passaggio dalla degustazione all’esperienza attiva, con la Gen Z in prima fila quando si tratta di partecipare alla raccolta. In Italia la stagione offre già occasioni concrete. Nei fine settimana tra ottobre e novembre, in un circuito di borghi dell’Italia centrale, i frantoi aprono le porte per mostrare la spremitura e far assaggiare l’olio appena franto. Nei boschi dell’Appennino si va a cercare il tartufo prima del sorgere del sole, al seguito del tartufaio.

Tra metà ottobre e i primi di novembre, in alcune aree interne, ci si può unire alla raccolta dello zafferano: i fiori viola si colgono nelle prime ore del mattino e gli stimmi rossi si separano a mano, uno per uno. Nei borghi di montagna, dove il castagno è da generazioni l’«albero del pane», si entra nei metati, gli antichi essiccatoi in pietra in cui le castagne asciugano lentamente al fumo, e si assaggiano i «necci», le focaccine di castagna preparate al momento durante le feste d’autunno.

Turismo enogastronomico
Turismo enogastronomico

Olio, sakè e ice wine: i modelli dall’estero

Il modello si ritrova fuori dai confini. Nella provincia di Jaén, in Andalusia, il programma Oleotour porta i visitatori a raccogliere le olive tra ottobre e dicembre, a seguirle fino al frantoio e a riportare a casa una bottiglia del proprio olio. In Giappone l’inverno è la stagione del sakè: con il programma Kurabito Stay, nella prefettura di Nagano si vive per due o tre giorni la giornata dei kurabito, gli artigiani del sakè, dalla cottura del riso alla preparazione del koji, la muffa che avvia la fermentazione.

In Canada, nella penisola del Niagara, l’ice wine si vendemmia di notte, quando la temperatura scende ad almeno otto gradi sotto zero. A gennaio un festival dedicato trasforma il territorio in un percorso di degustazioni che arriva fino a una sala d’assaggio a forma di igloo, mantenuta a dieci gradi sotto zero.

Le Blue Zones e il vino in compagnia

Cresce anche l’interesse per le Blue Zones, le aree del mondo con più ultracentenari, che uniscono benessere e tavola: la Sardegna, l’isola giapponese di Okinawa, quella greca di Ikaria, la penisola di Nicoya in Costa Rica, la comunità di Loma Linda in California. Hanno abitudini in comune: un’alimentazione stagionale, locale e in prevalenza vegetale, il movimento come parte naturale della giornata e un bicchiere di vino bevuto sempre in compagnia.

Il tema entra in fiera

Del cambiamento si occuperà Bit 2027, la Borsa Internazionale del Turismo, che articola il proprio percorso in Why | Travel by Motivation: sette cluster tematici e un hub trasversale, uno per ciascuna delle grandi ragioni che spingono a partire. Tra questi c’è Food & Wine Experiences, dedicato all’enogastronomia come strumento per scoprire i territori, la loro identità e le loro tradizioni. Il progetto coinvolge buyer internazionali specializzati nei diversi ambiti, con l’obiettivo di creare incontri mirati tra domanda e offerta.

La 47ª edizione di Bit si tiene a Fiera Milano dal 9 all’11 febbraio 2027. In parallelo il Travel Makers Fest, il festival del turismo della manifestazione, ha come tema The Power of Trust, la fiducia in chi accoglie.

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