Dazi USA: l’agroalimentare italiano sotto attacco

Le nuove tariffe di Trump minacciano l’export, il Made in Italy e l’intera economia. L’Europa è chiamata a una risposta decisa

Una nuova ondata di incertezza si sta abbattendo sull’economia italiana, e in particolare sul suo fiore all’occhiello: il settore agroalimentare. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’imposizione di dazi del 30% sulle importazioni dall’Unione Europea a partire dal prossimo 1° agosto, una mossa che le associazioni di categoria definiscono “punitiva e strategicamente miope”.

Un colpo all’economia e al Sud Italia

Le stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre parlano chiaro: i dazi potrebbero provocare un danno economico al sistema produttivo italiano fino a 35 miliardi di euro all’anno, “praticamente una finanziaria”. A rischiare di più sono le regioni del Sud Italia, che presentano una bassa diversificazione dei prodotti esportati, rendendole più vulnerabili agli sconvolgimenti commerciali. Come sottolinea Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, con i dazi al 30% e una svalutazione del dollaro, si rischia «una caduta del Pil europeo dell’1%. Numeri da Covid».

Donald Trump
Donald Trump

Le ripercussioni non si limiteranno alle esportazioni. Nico Gronchi, presidente di Confesercenti, avverte che i dazi avranno «ricadute significative anche sul mercato interno». Si prevede una riduzione della spesa delle famiglie di 11,9 miliardi di euro in due anni (2,1 miliardi nel 2025 e 9,8 miliardi nel 2026). Anche il turismo sta già risentendo di questa politica, con 193 mila presenze americane in meno a giugno rispetto all’anno precedente.

L’agroalimentare: un sistema virtuoso in pericolo

Il settore agroalimentare italiano è tra i più colpiti. Il Consorzio Italia del Gusto evidenzia come il dazio del 30% su “molti simboli dell’agroalimentare italiano” comprometta l’accesso al mercato statunitense e si traduca in aumenti significativi dei prezzi per i consumatori americani. Il “Made in Italy agroalimentare non è un settore di nicchia, ma un sistema che genera occupazione, reputazione e competitività”. Rompere questa filiera significa “danneggiare anche l’economia statunitense”. Gli effetti rischiano di essere amplificati, con rincari al consumo che potrebbero superare il 40% per alcuni prodotti chiave, portando a una riduzione della domanda e alla diffusione di imitazioni di bassa qualità.

Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro, esprime «netta contrarietà a questa decisione unilaterale e provocatoria», sottolineando che «questa guerra commerciale non fa bene a nessuno, tanto meno ai piccoli e medi produttori agricoli italiani».

Linea produzione pasta
Linea produzione pasta

La Reazione Necessaria dell’Europa

Di fronte a questo scenario, l’appello all’Unione Europea è unanime. Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia, è perentorio: l’UE «non deve cedere ai ricatti di Donald Trump» perché, se unita, «ha un’economia più forte di quella statunitense». Secondo Stiglitz, Trump è «semplicemente un bullo che usa l’unico strumento di potere che pensa di avere», e «se gli Stati Uniti impongono dazi del 30%, l’Europa deve rispondere con una contromossa economica intelligente».

Confeuro si aspetta dalla UE “una reazione ferma, razionale e costruttiva”, chiedendo di “rafforzare la nostra autonomia strategica attraverso una Pac forte, equa e indipendente”. Raffaele Drei, presidente di Fedagripesca Confcooperative, sottolinea che «l’Europa è chiamata ora più che mai a sostenere le proprie filiere agricole: non farlo sarebbe un errore macroscopico», e che è «fondamentale pensare da subito a misure compensative sulle esportazioni».

Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, invita a «mantenere tutti la calma e avere i nervi saldi. Non possiamo compromettere i nostri mercati finanziari». La prossima settimana sarà cruciale, con la Commissione Europea che presenterà la prima proposta di bilancio comunitario, delineando il piano finanziario per la futura Politica Agricola Comune (PAC). Il futuro dell’agroalimentare italiano, e non solo, dipenderà dalla fermezza e dalla lungimiranza delle decisioni che verranno prese.

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