L’assemblea del Consorzio certifica una filiera da 380 milioni di euro: il 93% della produzione finisce in più di 130 Paesi
Quella bottiglia scura da pochi euro che finisce nel carrello della spesa di mezzo mondo è, in proporzione, il prodotto italiano più esportato in assoluto tra tutte le Dop e Igp: su 100 milioni di litri di Aceto Balsamico di Modena Igp prodotti ogni anno, 97 lasciano l’Italia. Il 19 maggio 2026, all’assemblea annuale del Consorzio Tutela riunita a Modena, il presidente Cesare Mazzetti ha presentato i conti di una filiera che vale 380 milioni di euro alla produzione e sfiora il miliardo al consumo globale — numeri che reggono anche in un anno complicato da dazi, imitazioni e magazzini americani ingolfati.
«Non ce n’è neanche uno che fa il 97% — ha detto Mazzetti — Noi su 100 milioni di litri, che sono tanti, ne esportiamo 97».
Dazi e oscillazioni: il costo lo assorbono le aziende
Il mercato statunitense pesa più del 25% dell’export totale, e l’ultimo anno ha messo alla prova la tenuta delle imprese della filiera. Le incertezze sui dazi hanno spinto gli importatori americani ad accumulare scorte per prudenza, salvo poi trovarsi con magazzini sovraccarichi proprio mentre le spedizioni erano già partite. «Le aziende non riescono a ribaltare queste altalene sul mercato — ha spiegato Mazzetti — Devono assorbire gran parte dei costi. Quando questi saranno girati sul mercato, temiamo che ci potrebbe essere un attimo di contrazione».

Nonostante la congiuntura difficile, il dato definitivo mostra una crescita del 2,57% rispetto al 2024. Oltre il 50% dell’export è extraeuropeo: Usa, Germania e Francia restano i mercati storicamente più rilevanti, mentre negli ultimi anni la crescita più marcata arriva dall’Asia, trainata da Corea del Sud e Giappone.
La filiera certificata conta 59 acetaie, 165 produttori di mosto e aceto di vino, 2.400 aziende agricole su 14.000 ettari vitati. Il Consorzio copre l’83% della produzione certificata.
L’Italian Sounding vale già il 20% del fatturato Usa
Il vero problema, secondo Mazzetti, non sono i dazi ma le imitazioni. «L’anno scorso avevamo calcolato che l’Italian Sounding valeva già circa il 20% del fatturato negli Stati Uniti. Ci sono due brand grossi prodotti negli Stati Uniti: se li assaggi non hanno niente, sono degustazione al contrario. Ma gli statunitensi non hanno un metro chiaro di riferimento».
Il fenomeno è strutturale: negli Stati Uniti le indicazioni geografiche non godono di protezione automatica, a differenza di quanto accade nell’Ue. Nel 2025 il monitoraggio online del Consorzio ha analizzato 1.055 link: il 45% è stato corretto o rimosso. Secondo Coldiretti e Filiera Italia, l’Italian Sounding globale vale oltre 120 miliardi di euro, più del doppio dell’export reale italiano. The European House – Ambrosetti stima che un contrasto efficace potrebbe portare il potenziale dell’export agroalimentare dagli attuali 70 miliardi fino a 126 miliardi.
Mazzetti ha citato un caso recente che potrebbe aprire un fronte inedito: un produttore di pomodori San Marzano ha intentato una causa negli Stati Uniti contro un concorrente americano che usava l’etichetta «San Marzano certified», perdendola perché il giudice ha riconosciuto «certified» come certificazione interna valida. Ma in parallelo i consumatori hanno avviato una class action autonoma. «Se avesse successo sarebbe un’interessante strada per difendere il prodotto. Negli Stati Uniti le società sono molto sensibili alle class action. Di solito transano e smettono di fare quel prodotto. Dovremmo trovare dei consumatori disposti a fare lo stesso per il Balsamico».

Cinque gradi per orientare il consumatore
Sul fronte interno, il Consorzio ha avviato un sistema di classificazione chiamato Consorzio Profile: cinque livelli indicati da pallini, modellati sul sistema delle stelle del cognac. La scala misura densità e profilo sensoriale — dall’aceto più liquido e acido, adatto alle insalate, a quello più denso e agrodolce, pensato per formaggi stagionati, carni e dessert.
«Il prodotto sullo scaffale va da 4 euro al litro, quello del discount, fino a 120 euro al litro per le referenze di fascia alta — ha spiegato Mazzetti — Il consumatore che non è esperto non sa giudicare. Noi abbiamo deciso di gradarlo proprio come il cognac.» Il sistema è già adottato da alcune aziende, tra cui quella dello stesso Mazzetti, ma l’adesione rimane ancora parziale. «Ci sono produttori che non vogliono confrontarsi, perché temono di risultare in posizione sfavorevole rispetto ad altri. È un problema tipico del sistema Italia: manca coesione.»
La candidatura Unesco e il ruolo del Governo
L’assemblea ha rilanciato la candidatura Unesco della «Tradizione del Balsamico tra socialità, arte del saper fare e cultura popolare di Modena e Reggio Emilia». Il dossier è sostenuto da un comitato territoriale che comprende i tre Consorzi del balsamico modenese e reggiano, la Consorteria, la Confraternita, la Regione Emilia-Romagna, il Ministero dell’Agricoltura e il Ministero della Cultura.
Il ministro delle Politiche agricole, Francesco Lollobrigida, è intervenuto con un videomessaggio: negli ultimi tre anni il Governo ha destinato oltre 16 miliardi di euro a produzione, protezione e promozione delle eccellenze agroalimentari, di cui 1,2 milioni per la sostenibilità delle imprese.
«Proteggere le nostre indicazioni geografiche non significa solo difendere la storia e la qualità dei prodotti, ma garantire ricadute economiche concrete per le imprese e i territori», ha concluso Mazzetti.
