Nel 2025 il vino in Gdo vale 3,2 miliardi di euro: i volumi scendono del 2,7%, ma i consumatori scelgono bottiglie più costose
Il mercato del vino nella grande distribuzione organizzata chiude il 2025 con volumi in calo e valore sostanzialmente stabile. Lo certifica la ricerca Circana presentata durante l’ultimo Vinitaly, nel corso della ventiduesima edizione della tavola rotonda “Il vino nella Grande Distribuzione: dinamiche di mercato e criticità emergenti”, organizzata da Veronafiere. I dati, elaborati da Virgilio Romano, Business Insights Director di Circana, fotografano un settore che perde litri ma guadagna prezzo medio.
Il comparto vini e spumanti nella Gdo vale 3,2 miliardi di euro per 736 milioni di litri venduti. La flessione a valore è contenuta (-0,5%), quella a volume più marcata (-2,7%), mentre il prezzo medio al litro cresce del 2,3%. Dati che, in confronto al largo consumo confezionato — che chiude a +3,1% a valore, +1,8% a volume, +1,3% sul prezzo — rivelano la debolezza strutturale della categoria.

Gli spumanti tengono, i frizzanti cedono
Le differenze interne sono nette. Gli spumanti sono l’unica macrocategoria in crescita: +1,5% a volume, +1,2% a valore. I vini fermi segnano -3,1% a volume e -0,5% a valore, con i rossi che perdono il 4,2% dei litri pur mantenendo la quota più alta del mercato (36% dei volumi). I frizzanti sono quelli messi peggio: -5,7% a volume, -5,5% a valore.
Tra gli spumanti, il rosato cresce del 3,8% a volume. Tra i fermi, i bianchi reggono meglio dei rossi: -2,1% a volume contro -4,2%.
«La sofferenza rimane concentrata prevalentemente sul vino fermo, mentre gli spumanti continuano a rappresentare il segmento più dinamico», osserva Alessandra Manzato, group category manager grocery e bevande di Conad. Per Manzato, a guidare le bollicine è soprattutto l’aperitivo domestico: «Sta trainando non solo le bollicine, ma anche categorie collaterali come distillati da mixology, toniche e Ready to Drink».
Dove calano i volumi: tutti i canali tranne l’e-commerce
La contrazione colpisce in modo trasversale tutti i canali, ma con intensità diversa. Gli ipermercati perdono il 6,6% dei volumi, i supermercati sotto i 2.500 metri quadrati il 2,6%, il discount il 3,7%. L’e-commerce è l’unica eccezione: +2,6% a volume per il vino, +20,7% per gli spumanti. Il dato dell’online rimane comunque su volumi assoluti marginali rispetto all’intera Gdo.
Il calo riguarda sia le vendite in promozione sia quelle a prezzo pieno. La pressione promozionale si stabilizza al 35,9% (al netto del discount), con la quota a valore del discount che sale di 0,1 punti al 17,9%.

Chi beve spende di più: l’effetto mix
Il dato che più colpisce nell’analisi Circana è la scomposizione della variazione del prezzo medio al litro. Su un aumento complessivo del 2,6%, solo 0,6 punti derivano dall’inflazione vera e propria. Il restante 1,6 punti viene dal cosiddetto effetto mix: i consumatori stanno spostando la propria scelta verso prodotti mediamente più costosi, indipendentemente dagli aumenti di listino.
La bottiglia da 0,75 litri illustra bene la dinamica. I vini sotto i 5 euro — che pesano il 79% dei volumi ma solo il 60% del valore — perdono il 2,4% a volume. Quelli tra i 5 e i 10 euro crescono del 2,1%. Quelli sopra i 10 euro — appena il 3% dei volumi — crescono del 4,2%.
«Il consumatore è più selettivo e, nonostante la pressione inflattiva combinata con il calo dei volumi, dimostra di volersi gratificare», commenta Alberto Arcidiacono, responsabile acquisti private label beverage di Crai. La sfida per la distribuzione, aggiunge, «non è più solo preservare i volumi, ma intercettare questa domanda di maggior valore, qualificando l’assortimento».
I vitigni che crescono
La classifica delle tipologie in maggiore crescita a volume nel formato da 0,75 litri (fatturato superiore a 2 milioni di euro, litri venduti oltre il milione) vede in testa il Grecanico siciliano con +13,7% a volume. Seguono Nebbiolo (+9,7%), Pinot Nero (+7,8%), Metodo Classico italiano (+6,7%) e Lagrein (+5,2%). Tra i bianchi in posizione rilevante figurano Orvieto (+4,7%), Lugana (+4,4%), Ribolla (+4,2%) e Trebbiano (+4,1%).
«I dati confermano trend ormai consolidati, con consumi a trazione sparkling e bianchista, e orientati verso la premiumizzazione», dice Laura Mayr, general manager di Ruggeri e rappresentante di Unione Italiana Vini. Mayr mette però in guardia sull’eccesso di prodotto: «Abbiamo l’equivalente di una vendemmia e mezza in cantina: non è più sostenibile».
Dealcolati: numeri piccoli, domanda crescente
I vini e spumanti dealcolati restano una nicchia, ma in espansione rapida. Negli ultimi 12 mesi le bottiglie di vino zero alcol vendute nella Gdo italiana sono state circa 178.000 (dalle 368 del 2022), gli spumanti zero alcol quasi 258.000. Il fatturato complessivo supera i 2,7 milioni di euro. I prodotti arrivano dall’estero, perché in Italia la produzione di vini dealcolati non è ancora partita.
La distribuzione ponderata degli spumanti zero alcol ha raggiunto il 53% dei punti di vendita, con un prezzo medio intorno ai 6,65 euro a bottiglia. Eleanna Pizzinelli, responsabile reparto beverage di Coop Italia, indica lo sviluppo no alcol tra le «due direttrici strategiche fondamentali» per il settore, insieme a «innovazione su formati e packaging».
Valeria Gasparre, country director Italy di Illva Saronno e Duca di Salaparuta, in rappresentanza di Federvini, legge la trasformazione in atto su un piano più ampio: «I produttori sono chiamati a ripensare il paradigma della comunicazione del vino, individuando un linguaggio nuovo e realmente rilevante per consumatori che ricercano nei brand un’esperienza distintiva».
I primi mesi del 2026 confermano il trend
Le prime 11 settimane del 2026 (5 gennaio – 22 marzo) mostrano continuità con il 2025: il vino perde il 4% a volume e l’1,2% a valore, con un incremento del prezzo del 2,9%. Gli spumanti crescono del 2,1% a volume e del 2,3% a valore. Il Prosecco segna +8,5% a volume, il Metodo Classico +9,6%.
Per una valutazione più completa dell’andamento del mercato sarà necessario attendere i dati completi del primo quadrimestre, ma la direzione, per ora, è quella già vista nel 2025.
