Donne e vino: la leadership femminile cambia le cantine

Ricerca MIB Trieste e Donne del Vino su 152 imprenditrici: più governance e visione a lungo termine dove le donne sono al comando

Dove le donne guidano, le aziende vitivinicole pianificano meglio, delegano di più e tengono gli occhi più lontani. Non è una percezione: è il risultato di uno studio presentato all’ultimo Vinitaly dalla MIB Trieste School of Management in collaborazione con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, condotto su 152 imprenditrici e manager del settore.

La ricerca si intitola «Il ruolo delle donne nella trasformazione dei modelli di governance e di leadership nelle aziende vitivinicole» ed è basata sulle risposte di associate all’Associazione, che conta 1.250 iscritte presiedute da Daniela Mastroberardino. La tesi centrale è chiara: la presenza femminile ai vertici non è più una questione di rappresentanza, ma un fattore che modifica concretamente come le aziende sono organizzate e governate.

Il vecchio schema accentratore non regge più

Il punto di partenza dello studio è una trasformazione già in corso: il modello dell’imprenditore carismatico che decide da solo e concentra su di sé ogni funzione mostra oggi i suoi limiti. I mercati sono più complessi, la gestione del personale richiede competenze diverse, la pianificazione — anche quella della successione — non si può rimandare a tempo indeterminato.

Lara Loreti, Francesca Poggio, Giovanna Prandini e Karoline Walch
Lara Loreti, Francesca Poggio, Giovanna Prandini e Karoline Walch

«Non è il prodotto il punto debole del vino italiano, ma la struttura delle imprese», ha detto Pierpaolo Penco, responsabile della formazione in Wine Business di MIB Trieste School of Management. «Il modello tradizionale non è più sufficiente per affrontare la complessità attuale. La leadership femminile emerge come uno dei fattori che accompagnano il passaggio verso organizzazioni più evolute, capaci di pianificare, delegare e lavorare sul lungo periodo».

Francesca Poggio, vicepresidente vicaria dell’Associazione, ha sintetizzato così: «La leadership femminile non è un tema di rappresentanza, ma di efficacia. Le imprese del vino stanno cambiando e richiedono modelli più strutturati, capaci di tenere insieme visione, persone e territorio. In questo processo, le donne stanno dando un contributo concreto e misurabile».

Ruoli definiti, delega reale, successione pianificata

Uno dei dati più netti riguarda la struttura interna delle aziende. Nelle imprese con una leadership femminile più marcata compaiono con maggiore frequenza sistemi di delega definiti, ruoli e responsabilità chiari e una pianificazione strategica più formale — successione compresa. Non cambia solo chi decide, ma come si decide: in modo meno improvvisato e più orientato al futuro.

L’incontro a Vinitaly, moderato dalla giornalista Lara Loreti, ha visto la partecipazione di Marina Mortara Marsaglia, delegata del Piemonte per l’Associazione, di Giovanna Prandini, imprenditrice vitivinicola e presidente di Ascovilo, e di Karoline Walch, amministratore delegato dell’azienda Elena Walch.

Prandini ha portato la sua esperienza diretta: «Nella mia esperienza ho lavorato per creare una rete di imprese capace di superare i limiti dimensionali e, in ambito istituzionale, per avviare con Kpmg un percorso di analisi e riposizionamento dei vini Dop e Igp dei 12 consorzi di Ascovilo». La complessità del momento attuale — pressioni speculative, attacchi alla salubrità del vino, risposte politiche ancora incerte — impone un cambio di strategia rapido. «Molto si può fare insieme: è fondamentale valorizzare anche il talento femminile in agricoltura, ancora oggi non pienamente riconosciuto».

Sostenibilità e territorio: i numeri

I dati della ricerca restituiscono un orientamento preciso: oltre il 75% delle imprenditrici intervistate indica la sostenibilità come priorità, circa il 70% considera il territorio un asset strategico e oltre l’80% dichiara di lavorare con una prospettiva di lungo periodo. Il vino non è solo un prodotto da vendere, ma un sistema di relazioni e identità da costruire nel tempo.

Un altro risultato riguarda il capitale umano: nelle aziende a guida femminile l’attenzione alla retention dei talenti sfiora il 78%, con un investimento parallelo in formazione e qualità del clima aziendale. La competitività si misura sempre meno sulle sole performance produttive e sempre più sulla capacità di attrarre e far crescere le persone.

Karoline Walch ha descritto così la sua prospettiva: «Credo profondamente che il nostro compito sia quello di preservare ciò che abbiamo ricevuto, continuare a costruire su queste basi e trasmetterlo alle prossime generazioni in uno stato altrettanto forte, se non migliore».

Cooperative in ritardo, accesso ai vertici ancora squilibrato

La ricerca non ignora le resistenze ancora presenti. L’accesso ai ruoli apicali non è equilibrato e il mondo cooperativo risulta particolarmente indietro: la presenza femminile nei vertici delle grandi strutture cooperative rimane limitata. Lo studio lo indica come uno degli ambiti prioritari su cui intervenire.

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