La Consulta propone fondi di coesione per sbloccare 45 cantieri pronti: la IV Assemblea apre anche ai distretti bio
La IV Assemblea della Consulta Nazionale dei Distretti del Cibo si è svolta nella Sala Cavour del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste con una richiesta precisa sul tavolo: trovare, nella rimodulazione dei fondi di coesione, le risorse per far scorrere la graduatoria del secondo bando e dare il via ai 45 progetti già pronti per partire.
A portare la proposta è stato Angelo Barone, presidente della Consulta. L’assemblea — che ha visto la partecipazione del Masaf, della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, di Anci e Uncem, oltre ai rappresentanti di Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Confcooperative Fedagripesca e Copagri — si è trovata concorde nel considerare i Distretti del Cibo strumenti di governance territoriale con una funzione specifica nella transizione verso sistemi agroalimentari più sostenibili e nel rilancio delle aree interne e montane.
La proposta sui fondi di coesione
«Nella rimodulazione dei fondi della coesione destinati allo sviluppo dei territori — ha spiegato Barone — si potrebbero individuare le risorse finanziarie necessarie per consentire ai 45 progetti, di immediata cantierabilità, di potersi realizzare».

Il sottosegretario Patrizio La Pietra, intervenuto in rappresentanza del Masaf, ha indicato la necessità di regole omogenee tra tutte le regioni per il riconoscimento dei distretti, con un allineamento tra le risorse nazionali e regionali. In un videomessaggio, il sottosegretario Luigi D’Eramo ha ribadito l’importanza dei distretti per lo sviluppo territoriale e la promozione delle produzioni biologiche e di qualità.
Regioni in campo
L’assessore all’agricoltura della Regione Calabria, Gianluca Gallo, ha sollecitato il Governo a investire risorse aggiuntive, richiamando sia la programmazione Pnrr sia il bando sui distretti del cibo. «Le regioni possono fare di più», ha aggiunto, annunciando l’impegno della Calabria a inserire il finanziamento dei Distretti del Cibo nella propria programmazione regionale.
Il presidente della Commissione per le Politiche agricole della Conferenza delle Regioni, Dario Bond, ha inviato una nota in cui sottolinea la necessità di non disperdere il patrimonio di progettualità già accumulato, e di continuare a lavorare in una logica di sistema a livello nazionale ed europeo.
Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura della Camera, ha assunto l’impegno di fissare un’audizione in Commissione sulle indicazioni della Consulta. Michele Conti, sindaco di Pisa e delegato Agricoltura dell’Associazione Nazionale Comuni, ha sottolineato il ruolo dei circa 8.000 comuni legati al mondo agricolo, con particolare attenzione alle produzioni locali e alla lotta allo spopolamento delle aree interne.
Consulta allargata ai distretti bio
Sul fronte organizzativo, la Consulta si prepara ad accogliere i distretti biologici riconosciuti dalle regioni: un’apertura formalmente proposta da Barone e accolta dall’assemblea. Il vicepresidente Ignazio Garau ha annunciato l’apertura di un tavolo tecnico dedicato.
La relazione sui bandi è stata affidata a Eleonora Iacovoni, direttore generale per la promozione della qualità agroalimentare del Masaf. Nella fase assembleare sono stati cooptati in Consiglio due nuovi membri: Veronica Barbato, presidente del Distretto Agroalimentare di qualità Vini Irpinia, e Gioia Bacoccoli, direttore del Distretto del vino umbro di qualità. Il coordinatore tecnico Luca Fabbri ha proposto la creazione di nuovi gruppi di lavoro, mentre il vicepresidente Roberto Belli e Giulia Bianchi hanno illustrato le esperienze dei distretti Salumi piacentini e Valdarno Superiore.
Il prossimo appuntamento
Il presidente della Fondazione Dmed, Emilio Ferrara, ha anticipato la nuova edizione del Salone della Dieta Mediterranea, in programma a Napoli dall’11 al 13 giugno 2026. In quell’occasione la Consulta concluderà l’Assemblea puntando sui Distretti del Cibo come strumento per la promozione della dieta mediterranea e della cucina italiana, entrambe patrimonio Unesco.
