Export vino italiano in calo nel 2025: -300 milioni

I dazi americani pesano sul bilancio dell’enologia italiana: persi 178 milioni solo negli Usa. Legacoop chiede uno stop ai nuovi vigneti

Sette miliardi e 780 milioni di euro. È questo il valore dell’export di vino italiano nel 2025. Un numero che, letto così, potrebbe sembrare ancora robusto. Ma a confronto con l’anno precedente racconta una storia diversa: 300 milioni in meno, una contrazione del 3,7% a valore e dell’1,9% a volume. Ventuno milioni di ettolitri spediti nel mondo, in un anno in cui il mercato internazionale ha smesso di essere il porto sicuro che il settore aveva imparato a dare per scontato.

La mano pesante dei dazi americani

Il principale imputato ha un nome preciso: il mercato statunitense. Gli Usa, tradizionalmente primo sbocco extra-europeo per il vino italiano, hanno chiuso il 2025 a 1,76 miliardi di euro, segnando un calo del 9,2% rispetto all’anno precedente. In termini assoluti, 178 milioni di euro in meno che rappresentano da soli quasi il 60% del deficit complessivo.

I dati, elaborati dall’Osservatorio di Unione Italiana Vini (Uiv) sulla base delle rilevazioni Istat, mostrano come la performance sia stata fortemente condizionata dai dazi statunitensi e dalle dinamiche che ne sono derivate nel secondo semestre, svalutazione del dollaro in testa. Nel solo secondo semestre, il calo negli Stati Uniti ha sfiorato il 23%, con punte del -28% sui rossi fermi in bottiglia e una contrazione del prezzo medio del 10,8%.

«Le difficoltà incontrate nei Paesi terzi nel secondo semestre sono senza precedenti», ha dichiarato Paolo Castelletti, segretario generale di Uiv. Un’affermazione che acquista ancora più peso se si considera il paragone con la Francia: il principale fornitore di vino agli Usa, con 1,9 miliardi di euro di export, ha chiuso l’anno con un calo doppio rispetto all’Italia (-18,8%, con un precipizio del -39,1% nel secondo semestre). «Paradossalmente l’Italia, perdendo meno degli altri, si ritrova con quote di mercato più alte rispetto all’anno scorso», ha aggiunto Castelletti. «Una vittoria di Pirro che avremmo preferito conseguire attraverso la crescita».

Lamberto Frescobaldi presidente Uiv
Lamberto Frescobaldi presidente Uiv

L’Europa tiene, il resto del mondo fa acqua

Al di fuori degli Stati Uniti, il quadro non migliora. L’area extra-Ue ha registrato un calo del 6,4% chiudendo a 4,6 miliardi di euro, con un -11,6% nel solo secondo semestre. Tra i principali mercati: -3,9% per il Regno Unito, -5,9% per il Canada, -4,2% per la Svizzera, -16% per la Russia. Tra i primi dodici Paesi terzi, solo il Brasile ha chiuso con il segno più: +3,8%.

A fare da contrappeso è stata l’Unione Europea, che ha tenuto con un +0,5% a quasi 3,2 miliardi di euro. Germania stabile (+0,6%, a 1,1 miliardi), Francia e Paesi Bassi in crescita rispettivamente del 3,6% e del 5,6%.

Sul fronte regionale, le tre regioni leader hanno tutte registrato perdite: Veneto -1,2% (2,9 miliardi di euro), Toscana -2%, Piemonte -2,2%. Sul piano delle tipologie, gli spumanti hanno retto meglio (-2,5%, a 2,3 miliardi di euro) rispetto ai vini fermi e frizzanti (-4,3%, a 5 miliardi di euro).

Il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, ha indicato nel mercato interno europeo una delle leve su cui puntare: «Il mercato interno offrirebbe enormi margini di crescita se si superasse la babele legislativa che impone di fatto un dazio interno al 45% sui beni manifatturieri». Un problema strutturale che, secondo Frescobaldi, la pressione dei dazi americani ha reso urgente affrontare.

Vigneto
Vigneto

Legacoop: stop ai nuovi vigneti, serve una strategia

Mentre i dati dell’export raccontano le difficoltà sui mercati internazionali, sul fronte interno si alza la voce delle cantine cooperative. Il Coordinamento del settore vitivinicolo di Legacoop Agroalimentare, riunito nei giorni scorsi sotto la presidenza di Cristian Maretti, ha messo sul tavolo una serie di richieste concrete.

La più dirompente riguarda i nuovi impianti. Ogni anno il sistema vigente consente di piantare quasi 7.000 ettari di nuovo vigneto. In una fase in cui la domanda fatica a tenere il passo con la produzione, Legacoop chiede una sospensione temporanea delle autorizzazioni per i nuovi impianti vitati. «Il Coordinamento ritiene urgente valutare una sospensione temporanea delle nuove autorizzazioni per evitare di aumentare ulteriormente l’offerta in una fase di mercato già segnata da possibili squilibri tra domanda e produzione», ha spiegato Maretti.

Giacenze e liquidità: i nodi da sciogliere

Un secondo punto critico riguarda le giacenze. Le cooperative segnalano la mancanza di un quadro chiaro sulla situazione reale del vino stoccato nelle cantine, che risulta molto differenziata per tipologia di prodotto e territorio. Legacoop avverte che soluzioni uniformi rischiano di essere inefficaci: «Il mercato del vino non è unico ma composto da segmenti differenti, con dinamiche e destinazioni molto diverse tra loro».

In questo senso, viene ribadito il ruolo centrale di Regioni e Consorzi di tutela, come soggetti con la conoscenza diretta delle singole denominazioni e dei territori. Il Coordinamento non esclude inoltre il ricorso a misure emergenziali previste dal Pacchetto vino — distillazione ed estirpazione — per gli areali o le denominazioni in condizioni di difficoltà strutturale.

Infine, c’è il tema della liquidità. Le cantine cooperative segnalano crescenti difficoltà finanziarie che incidono sulla capacità di investimento e sulle attività promozionali. Legacoop chiede strumenti che favoriscano un maggiore afflusso di risorse alle imprese, inclusa l’erogazione puntuale dei contributi pubblici già assegnati tramite bandi: fondi spesso bloccati da ritardi burocratici che, di fatto, sottraggono liquidità alle aziende nel momento in cui ne avrebbero più bisogno.

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