Con l’istituzione della Giornata Internazionale del Caffè, l’ONU riconosce il peso economico, culturale e sociale di questa bevanda
C’è voluta una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) per sancire quello che molti sapevano già: il caffè non è una semplice bevanda. Il primo ottobre diventa ufficialmente la Giornata Internazionale del Caffè, proclamata dall’UNGA e accolta con favore dalla FAO, che sarà chiamata a organizzare le celebrazioni in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale del Caffè (ICO).
La risoluzione — approvata a New York — riconosce il significato culturale, sociale e storico della bevanda, dalle sue origini fino al ruolo che occupa nelle società contemporanee: materia prima agricola, fonte di reddito per milioni di famiglie, simbolo di interazione sociale e tradizione quotidiana trasmessa di generazione in generazione.
I numeri di un settore che non si ferma
Dietro ogni tazzina c’è una filiera di proporzioni enormi. Il consumo pro capite mondiale cresce dell’1,2% ogni anno nell’ultimo decennio. Il settore garantisce il sostentamento a circa 25 milioni di agricoltori e genera un fatturato globale annuo che supera i 200 miliardi di dollari.
Nel 2024 la produzione mondiale ha superato gli 11 milioni di tonnellate, con circa 8 milioni di tonnellate di chicchi scambiati sui mercati internazionali. Il valore del solo commercio di chicchi ha raggiunto i 34 miliardi di dollari, mentre la produzione globale è stimata in quasi 25 miliardi.
Brasile e Vietnam guidano le esportazioni; Unione Europea e Stati Uniti sono i principali mercati di destinazione.

Una voce cruciale per i paesi produttori
Per molti paesi a basso reddito, il caffè non è un optional nell’economia nazionale: è una delle poche voci di entrata in valuta estera davvero significative. Nel 2024, le esportazioni di caffè rappresentavano il 27,9% delle esportazioni totali dell’Etiopia, il 20,1% dell’Uganda e il 19,5% del Burundi.
In Etiopia e Uganda i proventi del caffè hanno addirittura superato le spese per importare prodotti alimentari. Un equilibrio fragile, ma reale.
Sviluppo sostenibile, non solo tazzine
La risoluzione ONU non si ferma alla dimensione commerciale. Sottolinea esplicitamente il contributo del settore a quattro Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: la lotta alla fame (SDG 2), la riduzione della povertà estrema (SDG 1), l’emancipazione femminile (SDG 5) e la promozione del lavoro dignitoso e della crescita economica (SDG 8).
La FAO si è dichiarata pronta a fare della Giornata una piattaforma di condivisione delle conoscenze e di azione lungo l’intera filiera, portando attenzione alle sfide che milioni di produttori affrontano ogni giorno.

L’ombra lunga dell’avocado
Mentre l’ONU celebra il caffè, nelle campagne colombiane lo scenario racconta una storia diversa. Il villaggio di Pijao, sulle Ande a 1.600 metri di altitudine, sta perdendo le sue piantagioni storiche: al posto delle piante di caffè avanzano gli avocado Hass, la varietà verde presente ormai in tutti i supermercati europei.
La Colombia è diventata il terzo esportatore mondiale di Hass, con 210.000 tonnellate vendute nel 2025 — sei volte le 35.000 del 2020 — e il 60% della produzione destinato all’Europa. La corsa all’oro verde ha portato investitori stranieri, monoculture intensive e un consumo idrico che pesa sulle comunità a valle.
Il caffè colombiano, coltivato storicamente in piccole aziende familiari, è entrato nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2011. I calciatori della nazionale si chiamano ancora “Los Cafeteros”. Ma nei campi, la sostituzione è già in corso.
Una giornata per ricordare da dove viene il caffè
La Giornata Internazionale del Caffè non è un’iniziativa di marketing. È il riconoscimento formale che dietro ogni chicco c’è un sistema economico, ambientale e culturale complesso, che coinvolge comunità rurali su più continenti e che merita più attenzione di quanta ne riceve di solito.
Il primo ottobre, dunque, sarà anche una buona occasione per fermarsi un momento — prima di bere il caffè — e chiedersi da dove viene.
