Il supporto nutrizionale in oncologia può salvare vite e ridurre i costi sanitari fino al 12%, ma in Italia l’accesso resta a macchia di leopardo
Lino Banfi ricorda ancora quel giorno in diretta tv quando parlò del cancro di sua figlia Rosanna. «La parola “cancro” incuteva paura, quasi vergogna», racconta l’attore. Oggi, insieme a Rosanna, torna a esporsi pubblicamente, ma questa volta per un tema che molti ignorano: quando si affronta un tumore, il cibo può fare la differenza tra la vita e la morte.
In occasione dell’ultima Giornata Mondiale contro il Cancro, al Senato si è svolto un evento che ha acceso i riflettori su una realtà scomoda: fino all’80% dei pazienti oncologici soffre di malnutrizione. E questa condizione non è un dettaglio marginale, ma un fattore che può compromettere l’esito delle cure.
Il corpo si consuma mentre si combatte
«Ti preparano alle terapie, non alle conseguenze che esse hanno sulla vita di tutti i giorni», spiega Rosanna Banfi, che ha vissuto sulla propria pelle l’impatto della malnutrizione durante la malattia. «I trattamenti farmacologici alterano il gusto: per me il sapore degli alimenti risultava distorto, amaro, con un retrogusto metallico. Ho perso peso, sono diventata più fragile».
I numeri parlano chiaro. In Italia, circa il 60% dei pazienti oncologici è a rischio malnutrizione già alla diagnosi. Nelle fasi avanzate, cachessia e sarcopenia – ovvero la perdita di massa muscolare – colpiscono l’80% dei malati, con un aumento del 250% della mortalità e il triplo delle complicanze. Le degenze ospedaliere si allungano del 30%.

Gli integratori che funzionano (davvero)
La soluzione esiste e si chiama ONS, acronimo di Oral Nutritional Supplements. Non sono semplici integratori da banco, ma Alimenti a Fini Medici Speciali (AFMS), formulati specificamente per pazienti che non riescono ad assumere, digerire o assorbire normalmente i nutrienti.
Riccardo Caccialanza, direttore della Dietetica e Nutrizione Clinica del Policlinico San Matteo di Pavia, è netto: «Un supporto nutrizionale personalizzato migliora la qualità di vita e riduce la mortalità a 30 giorni. La prescrizione di ONS aumenta la massa muscolare e la funzionalità fisica»».
E qui arriva il dato che dovrebbe interessare chi gestisce la sanità pubblica: l’impiego appropriato degli ONS genera risparmi medi fino al 12% in ospedale e al 9% sul territorio, grazie alla riduzione di degenze prolungate, complicanze e ricoveri ripetuti. Studi internazionali stimano risparmi netti di diverse migliaia di euro per paziente.
Un diritto negato a seconda del CAP
Il paradosso è che, nonostante le evidenze scientifiche ed economiche, l’accesso agli ONS in Italia è a macchia di leopardo. Il rimborso dipende dalle singole Regioni, creando profonde disuguaglianze.
«Quando una persona affronta un tumore non può vedersi negato un pezzo fondamentale della cura solo perché vive nella Regione sbagliata», afferma Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva. «I diritti di cura non possono dipendere dal codice di avviamento postale».
Un modello virtuoso arriva dalla Lombardia, che dal 2021 offre gratuitamente gli ONS ai pazienti oncologici in terapia attiva e ha reso obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i ricoverati, con sanzioni economiche per gli ospedali inadempienti.
La svolta nella Legge di Bilancio
Qualcosa si sta muovendo. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto l’obbligo di registrare in cartella clinica gli esiti dello screening nutrizionale, rendendo misurabile e tracciabile la presa in carico. Un passo importante, secondo Francesco De Lorenzo, presidente di Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia), che dal 2016 promuove la Carta dei diritti del malato oncologico al supporto nutrizionale.
L’obiettivo finale è inserire gli AFMS nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, per garantirli gratuitamente a tutti i pazienti sul territorio nazionale.
Non solo una questione medica
La senatrice Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato e promotrice dell’evento, sintetizza: «Un adeguato intervento nutrizionale migliora gli esiti clinici e contribuisce a ridurre le complicanze e i costi sanitari. È una dimensione fondamentale della terapia».
Anche il settore privato è chiamato in causa. Judit Gonzalez Sans, amministratrice delegata di Danone Italia e Grecia, sottolinea: «La nutrizione medica non è un supporto accessorio, ma un elemento fondamentale del percorso terapeutico. Solo attraverso un ecosistema virtuoso – istituzioni, mondo clinico e sistema produttivo – sarà possibile promuovere la nutrizione medica come parte integrante della cura oncologica».
Il messaggio di questa giornata è semplice quanto rivoluzionario: nutrirsi è curarsi. E deve essere un diritto per tutti, non un privilegio per pochi.
