Turismo enogastronomico: 5 nuove professioni per crescere

Il Libro Bianco individua le figure mancanti in un comparto che vale 40 miliardi di euro ma fatica a crescere per carenza di competenze

Il turismo enogastronomico italiano ha un problema: vale oltre 40 miliardi di euro all’anno ma mancano le figure professionali per farlo crescere davvero. Per questo motivo l’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, insieme a UnionCamere e altre nove organizzazioni del settore, ha presentato il primo Libro Bianco sulle professioni del comparto.

Il documento, coordinato da Roberta Garibaldi, fotografa una situazione paradossale: un settore in espansione che però fatica a strutturarsi. La maggior parte delle aziende agricole apre al pubblico solo parzialmente, spesso durante la settimana quando i visitatori sono pochi. Il motivo? Non ci sono abbastanza professionisti qualificati per gestire l’accoglienza turistica.

Enoturismo ha bisogno di figure professionali
Enoturismo ha bisogno di figure professionali

I cinque profili professionali

Il Libro Bianco individua cinque figure chiave necessarie per lo sviluppo del settore:

Product manager per il turismo enogastronomico

Da inserire nelle DMO (Destination Management Organization) o nei consorzi, non nelle singole aziende. Il suo compito è creare un’offerta turistica integrata, mettendo in rete le imprese locali per offrire esperienze complete ai visitatori. Esempi esistenti si trovano già in Trentino Marketing, Promoturismo FVG e nel Consorzio del Parmigiano Reggiano.

Hospitality manager

È la figura centrale per la gestione dell’accoglienza nelle aziende agroalimentari. Attualmente, nel 73% delle microimprese è la proprietà stessa a occuparsene, spesso part-time. Nelle aziende con oltre 5.000 visitatori annui, il 43% ha già creato una Business Unit dedicata. L’82% degli operatori ritiene che questa figura diventerà sempre più importante.

Consulente di turismo enogastronomico

Un professionista che lavora su chiamata o collabora stabilmente con consorzi e DMO. Aiuta le imprese a strutturare l’esperienza turistica, gestire i dati, la promozione e le vendite. È già presente in zone come le Langhe e il Trentino.

Curatore di esperienze enogastronomiche

Un libero professionista che interviene nei momenti produttivi intensi, come la vendemmia o la raccolta delle olive, per organizzare attività turistiche quando i produttori sono impegnati nel lavoro. Può creare itinerari integrati tra diverse aziende o food-tour urbani.

Addetto alle visite

Presente nelle aziende più grandi, con compiti operativi nella conduzione dei gruppi di visitatori.

Degustazioni guidate in cantina
Degustazioni guidate in cantina

I numeri e le prospettive

Secondo Garibaldi, le intenzioni di assunzione per la figura dell’hospitality manager oscillano tra il 33% e il 71% in base alle dimensioni aziendali. Un potenziale significativo che però richiede prima una definizione chiara delle competenze e percorsi formativi adeguati.

Il settore ha margini di crescita enormi: molte aziende potrebbero aumentare l’apertura al pubblico e migliorare l’offerta, ma serve personale qualificato. La mancanza di una definizione precisa dei ruoli professionali rappresenta oggi il principale ostacolo allo sviluppo.

Le istituzioni si muovono

Federico Sisti, segretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria, sottolinea la necessità di un linguaggio condiviso sulle competenze professionali. Le Camere di Commercio potrebbero contribuire con la loro esperienza nei sistemi di certificazione.

Anche a livello europeo si guarda con interesse al settore: Dario Nardella, europarlamentare e coordinatore del gruppo S&D in Commissione agricoltura, ha annunciato che proporrà uno studio sul turismo rurale al Parlamento europeo.

Il Libro Bianco rappresenta il primo passo verso un sistema professionale riconosciuto. L’obiettivo è sbloccare il potenziale di un settore che potrebbe generare molti più posti di lavoro e valore economico, a patto di avere le persone giuste nei ruoli giusti.

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