L’extravergine che fa bene: scienza e tavola

L’olio d’oliva non è solo un condimento: ricerca oncologica, medicina sportiva e dietologia convergono sulle sue benefiche proprietà

A Casa Italia, il cuore dell’ospitalità delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 alla Triennale di Milano, si è tenuta una conversazione che raramente finisce sui giornali di gastronomia: tre scienziati di primo piano, un dietologo, un preparatore atletico e una ricercatrice oncologica, seduti attorno allo stesso tavolo per parlare di olio extravergine di oliva e di salute.

L’occasione è stata l’evento organizzato da Monini — azienda umbra di Spoleto, fondata nel 1920, olio ufficiale di Casa Italia — con il titolo “Olio e sport: un binomio all’insegna del benessere”.

Un alimento, non un condimento

Il professor Giorgio Calabrese, docente di dietoterapia umana, già membro dell’European Food Safety Authority (EFSA), è stato diretto: «Utilizzare l’olio extravergine di oliva significa non solo immettere nella dieta un giusto grasso, ma dare la possibilità alle nostre membrane cellulari di essere più elastiche». E l’elasticità cellulare, spiega, si traduce in meno problemi cardiovascolari, meno problemi cerebrali, muscoli più forti — sia nei bambini che crescono, sia negli anziani che vogliono invecchiare meglio.

Evento Monini a Casa Italia
Evento Monini a Casa Italia

È una distinzione che vale la pena fissare: l’extravergine non è il grasso con cui si cucina, è un alimento con una funzione biologica specifica. I suoi acidi grassi monoinsaturi, in particolare l’acido oleico, entrano letteralmente nella struttura delle membrane cellulari e ne modificano le proprietà fisiche.

I polifenoli: la frontiera della ricerca

Chiara Segrè, responsabile della supervisione scientifica della Fondazione Umberto Veronesi ha portato dati ancora più netti. «Oggi sappiamo che un terzo dei tumori e almeno la metà delle malattie cardiovascolari potrebbero essere evitate intervenendo sugli stili di vita».

Al centro di questo scenario c’è l’infiammazione cronica di basso grado: un processo silenzioso, quasi invisibile, che è fattore di rischio comune a tumori, malattie cardiovascolari e neurodegenerative. L’olio extravergine, ricco di polifenoli — molecole bioattive con azione antiossidante e antinfiammatoria — agisce proprio su questo meccanismo. «Numerose ricerche, sia di laboratorio sia epidemiologiche, dimostrano che un suo consumo quotidiano e regolare contribuisce alla salute cardiovascolare, del sistema nervoso e immunitario, agisce positivamente sul microbiota intestinale e aiuta a ridurre l’infiammazione cronica».

È il risultato di studi realizzati della dottoressa Emilia Ruggiero sulle proprietà antitumorali dell’olio d’oliva, finanziati attraverso la Fondazione Veronesi, anche da Monini che dal 2021 l’azienda sostiene queste particolari ricerche.

Olio EVO
Olio EVO

Lo sport come lente d’ingrandimento

Il professor Renato Manno insegna metodologie dell’allenamento da quasi cinquant’anni. Ha preparato atleti per le Olimpiadi di Vancouver e Londra, ha diretto il Centro Studi della Fidal ed è oggi tra i massimi esperti italiani di esercizio fisico adattato alla prevenzione oncologica. La sua prospettiva sull’extravergine è quella dello sportivo, ma le conclusioni parlano a tutti.

«L’olio extravergine di oliva velocizza il recupero in modo equilibrato, potenziando la risposta immunitaria, contenendo i dolori muscolari e migliorando il sonno. Fa recuperare la forza negli anziani. Può migliorare l’equilibrio e l’apprendimento per l’effetto positivo sul sistema nervoso».

Detto in altri termini: quello che un atleta chiede all’alimentazione per recuperare dopo uno sforzo — meno infiammazione, sonno di qualità, sistema nervoso reattivo — è esattamente quello che l’extravergine offre anche a chi non fa sport agonistico, e che diventa ancora più prezioso con l’avanzare dell’età.

Quanto e come usarlo

La domanda pratica che rimane, dopo una conversazione con esperti di questo livello, è semplice: quanto extravergine bisogna consumare per ottenere i benefici descritti? Le linee guida della dieta mediterranea indicano 3-4 cucchiai al giorno come quantità di riferimento per un adulto. L’importante, precisa Calabrese, è che sia extravergine di qualità — con un contenuto elevato di polifenoli — e che venga usato a crudo o a cottura moderata, per preservarne le proprietà bioattive.

Non serve trasformare il pranzo in una terapia. Basta scegliere bene quello che già si mette nel piatto ogni giorno.

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