Dieta mediterranea: 6 italiani su 10 l’hanno abbandonata

Solo il 4,7% degli italiani segue correttamente l’alimentazione mediterranea. Tra i giovani il dato scende a uno su tre: ecco perché

C’è un paradosso tutto italiano che fa riflettere: mentre il resto del mondo celebra la dieta mediterranea come la migliore al pianeta, noi che l’abbiamo come tradizione ce ne stiamo allontanando. I numeri parlano chiaro: il 61,9% degli italiani non segue più questo modello alimentare. Tra i giovani under 25, solo uno su tre la pratica ancora.

Non è solo questione di mode o preferenze. È un cambio radicale che sta portando conseguenze concrete sulla salute, soprattutto tra i più piccoli: più di un bambino su cinque convive con l’obesità, percentuale che sale a uno su tre nelle aree più povere del Paese.

Un patrimonio dimenticato

La dieta mediterranea non è nata nei ricettari o nei laboratori nutrizionali. Per migliaia di anni è stata semplicemente il modo di mangiare delle popolazioni del bacino del Mediterraneo: frutta e verdura fresca ogni giorno, legumi, cereali integrali, olio d’oliva, pesce e carni bianche la settimana, pochissima carne rossa e zuccheri limitati. Ingredienti semplici, stagionali, del territorio.

la dieta mediterranea è ancora un baluardo contro gli AUP
Alimenti della dieta mediterranea

Oggi questo patrimonio rischia di diventare un lontano ricordo. Lo studio dell’Osservatorio insicurezza e povertà alimentare (Oipa) fotografa una realtà preoccupante: solo il 4,7% della popolazione raggiunge un livello di adesione adeguato alla dieta mediterranea. Tra gli adulti over 55 la percentuale sale al 53%, ma crolla al 32,8% tra i ragazzi tra 15 e 24 anni.

Il modello occidentale avanza

Al posto della dieta mediterranea sta prendendo piede un altro modello: quello occidentale, fatto di carne in abbondanza e alimenti ultra-processati. Il 23% degli italiani lo segue già, percentuale che schizza al 31% tra i giovani adulti. Non è un cambio neutro: questo tipo di alimentazione è direttamente collegato all’aumento di obesità e obesità viscerale.

Le malattie croniche non trasmissibili causano l’86% dei decessi in Europa. Eppure continuiamo ad allontanarci da uno dei pochi modelli alimentari che la scienza riconosce come protettivo. Il neuroscienziato Domenico Praticò, direttore dell’Alzheimer’s Center at Temple di Philadelphia, lo conferma: «Una vastissima letteratura scientifica ha dimostrato che la dieta mediterranea riduce significativamente il rischio di malattie cardiovascolari e neurodegenerative come l’Alzheimer».

Una questione di accesso

Ma perché gli italiani stanno abbandonando la loro dieta tradizionale? Le cause sono diverse e si intrecciano. C’è la povertà economica: i prodotti di qualità costano, e molte famiglie sono costrette a ripiegare su alternative più economiche ma meno salutari. Sufficienti dal punto di vista calorico, certo, ma povere di valore nutrizionale.

C’è la geografia urbana: a Roma, per esempio, un terzo della popolazione vive in “deserti alimentari”, zone prive di punti vendita accessibili dove comprare prodotti freschi. Un altro 35% risiede in “deserti solidali”, territori senza reti strutturate di aiuto. Le periferie sono le più colpite, con meno scelte disponibili e scarso accesso al sostegno pubblico.

E c’è il dato più paradossale: l’Italia spreca 67 chili di cibo pro capite ogni anno, mentre cresce il numero di persone che saltano i pasti o rinunciano alla qualità perché i prezzi sono troppo alti.

Più di una semplice dieta

Vale la pena ricordare cosa significa davvero “dieta”. La parola viene dall’antico greco “diaita”, che non indica solo il cibo ma un intero stile di vita. La dieta mediterranea è questo: un modo di vivere che combina alimentazione, attività fisica, socialità. Non è questione di seguire rigide tabelle caloriche, ma di recuperare un approccio più equilibrato e naturale al cibo.

Non a caso, per otto anni consecutivi la U.S. News & World Report l’ha dichiarata la migliore dieta al mondo. E le Nazioni Unite hanno istituito una giornata dedicata: dal 2026, ogni 16 novembre si celebrerà la Giornata Internazionale della Dieta Mediterranea.

Il riconoscimento internazionale arriva mentre noi italiani ce ne allontaniamo. Forse è il momento di fermarsi e chiedersi: vale davvero la pena abbandonare un modello che funziona, che ci appartiene e che il resto del mondo ci invidia?

La risposta, scritta nei numeri sulla nostra salute, dovrebbe essere ovvia.

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