Dall’insicurezza alimentare ai rischi per la salute: +53% di rischio cardiovascolare e +50% di ansia. Come povertà e cibo industriale influenzano diabete, obesità e longevità
In un’epoca in cui il cibo è apparentemente abbondante, milioni di persone faticano ancora a garantirsi un’alimentazione sana e bilanciata. In Italia, 3,4 milioni di individui vivono in condizioni di insicurezza alimentare, una situazione in cui l’accesso a cibo nutriente e di qualità è limitato da vincoli economici. Questo fenomeno, lungi dal tradursi in denutrizione, spesso sfocia in sovrappeso (32% della popolazione italiana), obesità (19.9%) e, infine, in diabete, con un rischio aumentato di 2-3 volte nella popolazione svantaggiata.

Il paradosso dell’insicurezza alimentare
Come ha spiegato dal professore Angelo Avogaro, specialista in diabetologia, chi affronta ristrettezze economiche tende a orientarsi verso cibi ultra-processati, più economici e immediatamente gratificanti al palato. «Il 7,5% degli italiani non può permettersi un pasto a base di carne o pesce ogni due giorni», ha sottolineato Avogaro, evidenziando come la spesa nei discount sia in aumento. Questi alimenti, ricchi di zuccheri, grassi e additivi, sono legati a un maggiore rischio di diabete di tipo 2, ma anche a complicazioni per chi già convive con la malattia, tra cui un peggior controllo glicemico e un aumento della mortalità.
Le tre vie pericolose del cibo moderno
La professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, identifica tre percorsi attraverso cui l’insicurezza alimentare conduce al diabete:
- Nutrizionale: diete povere di fibre, vitamine e proteine di qualità, ma ricche di carboidrati raffinati.
- Comportamentale: minore aderenza alle terapie e difficoltà nel gestire la malattia a causa delle ristrettezze economiche.
- Salute mentale: ansia e depressione legate all’incertezza alimentare, che possono portare a comportamenti alimentari disordinati.
A ciò si aggiunge un dato allarmante: nelle ultime settimane del mese, quando le famiglie riducono ulteriormente la spesa, il rischio di ricoveri per ipoglicemia aumenta del 27%.

Il pericolo degli ultra-processati: morti premature e malattie
Se l’insicurezza alimentare spinge verso scelte poco salutari, un altro studio recente pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine mette in guardia sui cibi ultra-processati. Secondo una meta-analisi condotta su 240.000 persone, ogni aumento del 10% nel consumo di questi alimenti (merendine, bevande gassate, prodotti da fast food) corrisponde a un incremento del 10% nel rischio di morte prematura (definita tra i 30 e i 69 anni). Tra il 4% e il 14% di questi decessi potrebbe essere evitato con una dieta più sana. Inoltre, questi cibi sono associati a un +53% di rischio di malattie cardiovascolari e a un +50% di disturbi psicologici come ansia e depressione.
Verso un cambiamento possibile
La soluzione non è semplice, ma passa attraverso politiche che rendano accessibili alimenti freschi e nutrienti, educazione alimentare e un ripensamento del sistema produttivo. Come ha ricordato Avogaro, «Il diabete è una patologia causata da una rete di fattori individuali, sociali e ambientali». Combatterlo, così come gli altri rischi legati al cibo moderno, richiede un approccio globale che parta dalla tavola.
