Dove un secolo fa si produceva la “Birra Milano”, ora aprono 12 spine di birra artigianale lodigiana nel cuore del quartiere Conchetta
Via Conchetta, angolo via Ettore Troilo. Qui è stato aperto il primo locale milanese di Brewfist, il birrificio di Codogno che in quindici anni ha trasformato un capannone nella zona industriale lodigiana in uno dei marchi artigianali più interessanti d’Italia. E la scelta del luogo non è casuale: a pochi metri da qui, nei primi anni del Novecento, sorgeva lo stabilimento della Società Anonima Birra Milano. La birra torna dove era nata, più di centoventi anni dopo.
Da due homebrewer a 7.500 ettolitri l’anno
Brewfist apre ufficialmente i battenti a Codogno nel novembre 2010, quando viene prodotta la prima cotta: la 24K, una Golden Ale ancora oggi in produzione, con note gustative che tradiscono fin da subito l’ispirazione anglosassone dei fondatori.

Dietro al birrificio ci sono Andrea Maiocchi e Pietro Di Pilato, esperti homebrewer che decisero di compiere il grande salto. La divisione dei ruoli è netta fin dall’inizio: Pietro si dedica ai fermentatori, Andrea agli affari commerciali. Un equilibrio che si rivela vincente. Pietro aveva maturato esperienza a Londra presso Fuller’s, la storica birreria di Chiswick, portando nel cuore della Lombardia una cultura brassicola nuova e in continua evoluzione.
La crescita è rapida e misurabile: da un impianto iniziale, Brewfist arriva oggi a una produzione annua di circa 7.500 ettolitri, con una sala cotte da 33 ettolitri e una cantina da 800.
La Spaceman e il salto di qualità
Se c’è una birra che ha costruito la reputazione di Brewfist è la Spaceman. La prima cotta risale al marzo 2011: una West Coast IPA che ha trovato nella sua amarezza decisa — inizialmente di intralcio sul mercato italiano, più orientato verso stili belgi e tedeschi — la chiave del suo successo futuro. Oggi è l’etichetta più riconoscibile del birrificio e sarà naturalmente una delle protagoniste delle spine milanesi.
Nel 2014 inizia la sperimentazione con le botti: botti che in precedenza avevano contenuto chardonnay e grappa conferiscono alle birre sfumature apprezzate dagli estimatori delle birre invecchiate. Poi arrivano marsala e porto. È la linea Barrique, con il progetto Vecchia Lodi — un barley wine da collezione capace di invecchiare fino a vent’anni — a diventare il fiore all’occhiello di questa ricerca.
Il Terminal 1 e la filosofia del pub
Prima di sbarcare a Milano, Brewfist aveva già sperimentato il formato pub. Nel 2018 apre il Terminal 1, il brewpub interno al birrificio di Codogno, dove è possibile degustare le birre di produzione e alcune selezioni esterne. Uno spazio pensato per avvicinare il consumatore finale alla produzione, in linea con il motto del birrificio: More beer, more people.

Il Brewfist Pub di Milano riprende questa filosofia ma la porta in un contesto urbano denso. Dodici spine dedicate esclusivamente alle birre del birrificio, senza contaminazioni o compromessi. Tra le novità figura anche “Ca**o Guardi”, la proposta analcolica recente — un nome che la dice lunga sul registro comunicativo del brand, ironico e diretto, lontano dalla retorica artigianale di maniera.
Un quartiere con memoria
Il locale nasce negli spazi che avevano ospitato Portineria 14, punto di riferimento del quartiere fino alla sua chiusura nei mesi scorsi. L’apertura di Brewfist riattiva un angolo strategico in un’area che non manca certo di identità: a pochi passi ci sono il centro sociale COX 18, il murales di Orticanoodles realizzato durante la Milano Music Week 2018 e una moltitudine di locali che rendono vivo questo quartiere in ogni ora del giorno.
Il pubblico immaginato è quello che già abita e frequenta la zona: studenti delle accademie vicine (NABA, IED, Domus Academy, SAE Institute) di giorno e all’aperitivo, residenti e lavoratori la sera. Il dehor estivo si affaccerà sulla piazza, per una vocazione alla socialità che è nel DNA del quartiere.
Da bere e da mangiare
Il menu food è pensato per non distrarre dalla birra, ma anche per non lasciare il bicchiere senza nulla intorno. Si lavora sui nomi: le Conchette sono panini tagliati “a conca” in omaggio al quartiere, le Alzaie sono pinse ad alta digeribilità ispirate ai camminamenti lungo i Navigli, le Pugnette sono piccoli panini dal naming volutamente sopra le righe. Sono previste opzioni vegetariane e vegane. Nessun menu da ristorante, nessuna pretesa: solo cibo che accompagna bene una birra.
Le 12 spine, più una sezione in bottiglie e lattine con il resto della produzione, che viene giornalmente integrata con nuovi arrivi, sono in grado di soddisfare i palati più esigenti. Gli stili proposti sono molteplici, tutti caratterizzati da una ricerca del giusto equilibrio. Molto simpatico il bicchiere che dà indicazioni grafiche su come consumare la birra scelta.
Per chi vuole approfondire la cultura birraria, il team Brewfist organizzerà degustazioni e incontri guidati,
