Il 2° Rapporto Turismo Dop certifica la crescita del settore: più attività, più eventi e una domanda straniera che non cala
Il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena Igp ha reso noti i dati del 2° Rapporto Turismo Dop: ogni anno tra 150.000 e 200.000 persone visitano le acetaie modenesi, otto su dieci arrivano dall’estero, e il numero delle attività censite a livello nazionale è salito del 12% rispetto alla rilevazione precedente.
Il rapporto fotografa un comparto che vale oltre un miliardo di euro di fatturato al consumo e che ha smesso da tempo di essere un’appendice del turismo tradizionale: le acetaie sono diventate mete a sé, con un’offerta strutturata che comprende visite con degustazione, corsi di cucina e una rete diffusa di eventi sul territorio.
Un pubblico prevalentemente straniero
Che otto visitatori su dieci arrivino dall’estero dice qualcosa sulla reputazione del prodotto fuori dai confini italiani. Chi viene a Modena spesso lo fa anche per capire come si produce, in quali botti invecchia, perché un aceto di quattro anni si comporta diversamente da uno di dodici.

Tra i format più richiesti ci sono le visite con degustazione, scelta dal 32% dei visitatori, e i corsi di cucina, che raccolgono il 26% dei turisti. Non sono numeri da nicchia di appassionati: segnalano un interesse concreto, pagante, che torna ogni stagione.
Acetaie Aperte, la piattaforma territoriale
Tra gli eventi che strutturano questa offerta c’è Acetaie Aperte, organizzato da «Le Terre del Balsamico», consorzio di secondo grado che raggruppa il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena e il Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Nato come giornata di apertura, l’evento si è allargato negli anni fino a diventare una piattaforma che coinvolge decine di produttori e intreccia enogastronomia, cultura locale e flussi turistici.
Il modello è quello del territorio che si racconta in prima persona, senza intermediari. Le acetaie aprono i cancelli, i produttori spiegano i cicli di lavorazione, e chi partecipa porta via qualcosa che non sta sull’etichetta.
La domanda interna ha ancora margini
Se la componente straniera è già consolidata, quella italiana ha ancora spazio da occupare. Secondo il Rapporto, un turista italiano su dieci ha già vissuto un’esperienza legata all’Aceto Balsamico di Modena, ma il 62% si dichiara interessato a farlo in futuro. È un dato che i consorzi leggono come un bacino da intercettare, non come un’attesa passiva.
«I dati confermano che il turismo legato all’Aceto Balsamico di Modena non è più un fenomeno accessorio, ma una componente strutturale del valore della filiera», ha dichiarato Cesare Mazzetti, presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena. «Il punto non è solo l’attrattività del prodotto, ma la capacità di costruire un sistema: mettere in relazione imprese, cultura e accoglienza. È su questo che si gioca la competitività futura delle Indicazioni Geografiche italiane».
Il contesto nazionale: +26% di eventi
I dati di Modena si inseriscono in una tendenza più ampia. Il 2° Rapporto Turismo Dop registra, a livello nazionale, 667 attività censite nel 2025 — il 12% in più rispetto alla precedente rilevazione — e una crescita degli eventi del 26%. Il turismo legato alle Indicazioni Geografiche, insomma, non è più un segmento emergente: ha dimensioni e numeri propri, con i consorzi sempre più attivi nel coordinare l’offerta e nel sostenere i territori.
Per Modena, il Balsamico è già da anni qualcosa di più di un prodotto da esportare: è anche il motivo per cui qualcuno prenota un volo.
