Ambiente alimentare, la sfida di Ciheam Bari per la salute

Dal Ciheam Bari indicazioni su nutrizione e sistemi alimentari: cosa cambia per la salute e le scelte a tavola dei consumatori

Si chiama ambiente alimentare l’insieme delle condizioni economiche, sociali e fisiche che ogni giorno orientano, spesso senza che ce ne accorgiamo, che cosa finisce nel piatto. È attorno a questo concetto che nei giorni scorsi si è chiusa a Bari la tavola rotonda del Corso di Alta Specializzazione “Nutrizione e Salute nei Paesi africani e mediterranei”, organizzato dal Ciheam con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Al centro del confronto, la domanda che riguarda direttamente chi fa la spesa ogni settimana: come rendere il cibo sano anche la scelta più semplice da fare?

Cos’è il Ciheam

Il Ciheam, Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici Mediterranei, è un’organizzazione intergovernativa che dal Dopoguerra forma tecnici e funzionari pubblici sui temi dell’agricoltura, della pesca e dello sviluppo rurale nell’area mediterranea. La sede di Bari è una delle quattro strutture della rete, insieme a Montpellier, Saragozza e Chania, e lavora da anni sul legame tra produzione agricola, nutrizione e salute pubblica.

Un corso, dieci Paesi, 14 funzionari

Per dieci settimane, il corso ha riunito 14 alti funzionari governativi provenienti da dieci Paesi partner della Cooperazione italiana: Albania, Burkina Faso, Congo Brazzaville, Ghana, Libano, Mozambico, Siria, Sudan, Tanzania e Tunisia. Arrivavano tutti da ministeri diversi — Agricoltura, Pesca, Ambiente, Produzione, Risorse Economiche — a conferma di quanto i temi trattati taglino trasversalmente più settori. Dodici partecipanti su 14 erano donne.

Il percorso ha affrontato i nodi che oggi tengono insieme il destino dei campi e quello della salute pubblica: la malnutrizione e l’obesità, che spesso convivono negli stessi Paesi e talvolta nelle stesse famiglie, gli effetti del cambiamento climatico sulle rese agricole, la sicurezza alimentare nelle aree più fragili.

mercato ortofrutta

La direzione della ricerca

Dal confronto finale sono emerse indicazioni precise su dove si sta muovendo la ricerca. La prima riguarda la fine di un modello: agricoltura e salute non possono più essere pensate come due mondi separati, con politiche pubbliche costruite su compartimenti stagni. Le evidenze scientifiche, secondo quanto emerso al Ciheam, devono guidare scelte che tengano insieme questi mondi.

La seconda indicazione tocca da vicino chi lavora la terra: non esistono soluzioni valide ovunque. Le esperienze presentate durante il corso mostrano che i modelli funzionano quando vengono adattati al territorio e sostenuti da reti solide tra pubblico e privato, non quando vengono calati dall’alto.

Tra gli esempi concreti citati: gli studi sul metaboloma degli alimenti e i progetti di economia circolare nella filiera del caffè, insieme a due colture che stanno guadagnando terreno anche fuori dai confini di origine. Il Tritordeum, cereale ibrido nato dall’incrocio tra grano duro e orzo selvatico, è già coltivato in Puglia ed è oggetto di studio all’Università di Bari per il basso contenuto di glutine e l’alto valore nutrizionale. Il teff, alla base della injera etiope, e il fonio, coltivato nell’Africa occidentale da secoli, sono entrambi privi di glutine, ricchi di fibre e minerali, e resistenti alla siccità: caratteristiche che li rendono candidati a un ruolo più importante nella sicurezza alimentare in un clima che cambia. Ricerca che prova a uscire dai laboratori, insomma, per misurarsi con le esigenze reali dei territori.

Cosa cambia per chi fa la spesa

Per il consumatore, il punto centrale resta l’ambiente alimentare: non basta sapere quali cibi fanno bene, se il contesto in cui si vive rende quei cibi più cari, più difficili da trovare o meno pratici da preparare rispetto alle alternative meno sane. È su questo secondo livello, i prezzi, la disponibilità nei negozi di quartiere, il tempo necessario per cucinare, che la ricerca presentata a Bari indica di dover intervenire, se l’obiettivo è davvero cambiare le abitudini alimentari su larga scala.

Il Ciheam ha annunciato l’avvio di una rete di collaborazione tra i partecipanti, destinata a proseguire nei prossimi mesi con progetti concreti nei rispettivi Paesi: dalla valorizzazione delle produzioni locali alle indicazioni geografiche, fino al recupero delle piante officinali.

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