Guerra in Medio Oriente e rincari dei carburanti minacciano l’economia italiana, tra inflazione, incertezza e sfide energetiche
Non ricordo la prima crisi petrolifera, quella del 1973: ero troppo piccolo e non guidavo ancora. Ma la cronaca di quei giorni racconta di domeniche a piedi, velocità ridotta e luci spente. Dal punto di vista economico vi fu stagflazione e il risultato ultimo fu la fine dello sviluppo post-bellico. Gli attori principali furono Israele e i Paesi Arabi.
Oggi la storia sembra ripetersi. Protagonisti sono Usa, Israele e Iran, con la partecipazione dei Paesi Arabi del Medio Oriente. Non abbiamo ancora pianificato le domeniche a piedi, ma a Bruxelles si parla già di razionare i carburanti, incentivare lo smart working e viaggiare in modo più “risparmioso”.
Questa guerra — insensata come tutti i conflitti, specialmente oggi che avremmo gli strumenti per mediare — sta innescando una spirale inflattiva sull’energia anche in Paesi non direttamente coinvolti. L’Italia sta pagando un conto salato che si ripercuoterà presto sulle tasche dei cittadini. L’aumento dei carburanti è solo l’inizio: seguiranno rincari nei mezzi agricoli, nella logistica e nella trasformazione industriale.
Come ho già scritto, la mancanza di strategie energetiche per l’indipendenza ci rende vulnerabili. Trump, tra i protagonisti di questa escalation, ha sintetizzato la posizione americana: «Noi abbiamo il petrolio in abbondanza, quello del Medio Oriente non ci serve». Il suo obiettivo dichiarato era impedire l’atomica iraniana, ma alla luce della Storia, il sospetto di molti è che si tratti di un nuovo caso simile alle “armi chimiche” di Saddam Hussein.
Intanto i mercati vivono un periodo di profonda incertezza. Chi pagherà questo caos? Consumatori e aziende. La stagflazione è un terremoto capace di rompere i delicati equilibri della domanda e dell’offerta. Prima finirà questo conflitto, prima potremo agire sulle macerie; magari cogliendo l’occasione per riformare il sistema, ridurre la burocrazia agroindustriale e investire nella ricerca agronomica. Trasformiamo, finalmente, un problema in un’opportunità.
