Una nuova ricerca mostra che cambiare alimentazione riduce le morti premature e protegge l’ambiente senza eliminare carne e latticini
Un nuovo studio pubblicato dalla Commissione EAT-Lancet stima che modificare il modo in cui mangiamo potrebbe prevenire circa 15 milioni di morti premature all’anno nel mondo. In altre parole, si parla di 40.000 decessi evitati ogni giorno.
La Commissione EAT-Lancet è un gruppo interdisciplinare di oltre 70 esperti internazionali in nutrizione, salute, agricoltura, sostenibilità e politiche alimentari. Nata dalla collaborazione tra l’organizzazione no-profit EAT e la rivista medica The Lancet, questa commissione ha pubblicato il suo primo rapporto nel 2019 con l’obiettivo di definire, per la prima volta con dati scientifici precisi, cosa significhi un’alimentazione sana che sia anche sostenibile per il pianeta.
La cosiddetta “dieta planetaria” non è un regime drastico. Si basa principalmente su frutta, verdura, legumi, cereali integrali e frutta secca, con un consumo moderato di carne e latticini. «Questa dieta non elimina carne e latticini, e non è una dieta di privazione», ha spiegato Walter Willett, professore di epidemiologia e nutrizione all’Harvard T.H. Chan School of Public Health e co-presidente della commissione.

Come funziona nella pratica
La regola è semplice: uno più uno al giorno. Una porzione di latticini (come latte o yogurt) e una porzione di proteine animali (pesce, pollame, uova o carne). La carne rossa – manzo, agnello e maiale – andrebbe limitata a una porzione da circa 100 grammi una volta a settimana. «È molto simile alla Dieta Mediterranea», ha sottolineato Willett in un’intervista alla CNN.
Il punto chiave riguarda le differenze geografiche. «Ciò che deve essere ridotto varia molto. Nei paesi ad alto reddito sono gli alimenti di origine animale, lo zucchero, i grassi saturi e i latticini», ha dichiarato Marco Springmann, ricercatore dell’University College London.
I numeri della ricerca
Lo studio ha coinvolto 70 esperti internazionali in nutrizione, clima, economia e salute provenienti da oltre 35 paesi. Secondo le proiezioni, negli Stati Uniti il 31% delle morti premature tra gli adulti potrebbe essere evitato adottando questa alimentazione.
Il sistema alimentare globale è responsabile di circa il 30% delle emissioni di gas serra totali, considerando produzione, trasporto e conversione di foreste in terreni agricoli. Quasi il 70% delle ecoregioni del pianeta ha già perso più del 50% delle proprie aree naturali, principalmente a causa dell’agricoltura.
Trasformare il sistema alimentare globale potrebbe ridurre le emissioni previste del 60% rispetto ai livelli del 2020. Il numero di bovini diminuirebbe del 26% e i terreni dedicati al pascolo dell’11%. D’altra parte, la produzione di alimenti acquatici potrebbe aumentare del 46%, i vegetali del 42%, la frutta del 61%, la frutta secca del 172% e i legumi del 187%.

Il beneficio economico
La ricerca stima che cambiare il sistema alimentare globale potrebbe far risparmiare 5 trilioni di dollari all’anno attraverso il ripristino degli ecosistemi, la riduzione dei costi sanitari e il rallentamento della crisi climatica. Questa cifra supera di oltre 10 volte l’investimento necessario, stimato tra 200 e 500 miliardi di dollari.
Le resistenze
Il primo rapporto della Commissione EAT-Lancet nel 2019 ha suscitato reazioni negative, soprattutto dall’industria della carne bovina e lattiero-casearia. Analisi investigative hanno documentato l’uso dell’hashtag #YestoMeat per diffondere sfiducia nelle conclusioni della commissione, con teorie del complotto e attacchi personali ai membri del team di ricerca.
«C’è stato un tentativo orchestrato la volta scorsa e anche questa volta, proveniente principalmente da gruppi strettamente allineati con l’industria della carne bovina e parte dell’industria lattiero-casearia», ha dichiarato Willett durante la presentazione del nuovo rapporto.
Strumenti per il cambiamento
La commissione suggerisce diverse azioni concrete. I sussidi agricoli potrebbero essere spostati dalla carne e dai latticini verso verdure, frutta, legumi e cereali più sostenibili. Tassare gli alimenti ad alto contenuto di zucchero, sale e grassi saturi, limitarne la commercializzazione soprattutto verso i bambini e introdurre etichette di avvertimento chiare sugli alimenti non salutari.
«Non stiamo dettando un tipo di dieta unica per tutti», ha precisato Willett. «La dieta planetaria consente una grande diversità ed è molto allineata con le diete tradizionali in tutto il mondo. Alcune potrebbero aver bisogno di qualche aggiustamento, ma è assolutamente fattibile».
Attualmente, il 30% più ricco della popolazione mondiale è responsabile di oltre il 70% di tutti gli impatti ambientali legati al cibo, mentre meno dell’1% vive in una situazione in cui i propri diritti e bisogni alimentari sono soddisfatti senza danneggiare l’ambiente.
