Turismo enogastronomico in Italia: come e dove spendono i turisti

I dati rivelano che ristoranti e strutture ricettive assorbono quasi la metà delle spese, con viaggiatori da Medio Oriente e Asia in testa per budget

Il turismo straniero in Italia continua a crescere, con un giro d’affari che nel 2024 ha sfiorato i 21 miliardi di euro. Ma come spendono i visitatori internazionali, soprattutto quando si tratta di enogastronomia? I dati del rapporto Tourism and Incoming Watch, realizzato da Nexi per conto del Ministero del Turismo, rivelano che ristoranti e strutture ricettive assorbono quasi la metà delle spese, confermando il legame indissolubile tra viaggio e cibo nel Belpaese.

Ristoranti e hotel: il cuore della spesa

Il 31,7% del budget dei turisti va ai ristoranti, mentre il 28,1% è destinato alle strutture ricettive. I viaggiatori provenienti dall’Europa settentrionale e mediterranea sono i più propensi a spendere in ristorazione, con quote superiori alla media. Non sorprende che città come Roma, Milano e Firenze siano in cima alla classifica delle destinazioni preferite, grazie a una ricca offerta enogastronomica che spazia dalle trattorie alle stelle Michelin.

Piatto di spaghetti
Piatto di spaghetti

I grandi spenditori: Medio Oriente e Asia

I turisti provenienti da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno una spesa media per carta di oltre il doppio rispetto alla media generale (913€ contro 411€). Questi viaggiatori, insieme a quelli asiatici, dedicano quasi metà del loro budget a moda e lusso, ma non trascurano la tavola: il loro passaggio nei ristoranti premium è significativo.

Itinerari e tendenze

Gli itinerari più gettonati combinano arte e gusto. La rotta Roma-Firenze-Venezia, ad esempio, ha visto un aumento del 69,2% della spesa dal 2022, trainata anche da esperienze enogastronomiche. Le aree rurali, come le Colline Toscane, registrano una crescita del 49,9%, grazie all’interesse per i prodotti locali e i percorsi enogastronomici.

Venezia
Venezia

Stagionalità in calo: segnale positivo

Un dato incoraggiante è la riduzione della stagionalità: sempre più turisti scelgono l’Italia anche fuori dai picchi estivi, garantendo un flusso più stabile per ristoranti e produttori. Province come Torino e Milano hanno variazioni mensili contenute, segno di un’offerta capace di attrarre tutto l’anno.

I numeri confermano che l’enogastronomia è un motore fondamentale del turismo italiano. Mentre i visitatori europei privilegiano la ristorazione tradizionale, quelli extraeuropei cercano esperienze di alto livello, offrendo opportunità per diversificare l’offerta. La sfida? Mantenere l’autenticità senza perdere il contatto con le nuove esigenze dei viaggiatori globali.

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