L’export tiene a 8,1 miliardi di euro, ma i dazi americani e il calo dei consumi nei mercati storici impongono nuove strategie
Otto miliardi di euro di export, primo posto mondiale per volumi, secondo per valore dopo la Francia. I numeri del vino italiano continuano a impressionare, ma sotto la superficie si muovono correnti preoccupanti. È quanto emerge dal XIV incontro del Comitato Leonardo, ospitato a Ca’ del Bosco in Franciacorta, dove produttori, esperti e istituzioni si sono confrontati sulle sfide del settore.
I numeri del comparto
Il settore vitivinicolo italiano conta circa 30.000 imprese di trasformazione, 74.000 occupati e un fatturato che supera i 16 miliardi di euro. Nel 2024 le esportazioni hanno raggiunto 8,1 miliardi di euro, in crescita del 5% sul 2023, rappresentando il 14% dell’export agroalimentare complessivo.
«Il vino rappresenta un asset strategico non solo economico, ma anche territoriale e sociale: oltre il 60% dei vigneti italiani si trova in aree collinari e montane, contribuendo alla tenuta delle aree interne», ha spiegato Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma.

La conquista dei nuovi mercati
In vent’anni l’Italia ha cambiato pelle sui mercati internazionali. All’inizio del millennio era leader nell’export di vino in appena 9 mercati, oggi in 46. La quota a valore è passata dal 17% al 22% dell’export mondiale, mentre la Francia è scesa dal 38% al 33%.
«La forza del vino Made in Italy è rilevante e sta portando alla conquista di nuovi mercati nel Sud-est asiatico, in America Latina e nell’Est Europa», ha sottolineato Pantini. Una diversificazione necessaria, visti i segnali di rallentamento che arrivano dai mercati tradizionali.
Il problema dei mercati maturi
Italia, Stati Uniti, Germania e Regno Unito valgono insieme il 73% delle vendite, ma registrano tutti cali di volume. Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini, non usa giri di parole: «È finito il tempo della crescita quantitativa sui mercati tradizionali, la cui domanda si è evoluta e, se vogliamo, affinata. La sfida è attrarre pubblici più esigenti».
La minaccia dei dazi americani
Gli Stati Uniti restano il primo mercato per valore (quasi 2 miliardi di euro nel 2024), ma ad agosto 2025 sono entrati in vigore dazi del 15% su vini e spirits europei. L’impatto stimato supera i 300 milioni di euro di ricavi a rischio nei prossimi 12 mesi, con Prosecco, Pinot Grigio e rossi toscani in prima linea.
«I dazi e le rappresaglie incrociate tra Stati Uniti, Canada e Cina hanno fatto perdere ai produttori americani il 30% dell’export nei primi sette mesi del 2025», ha osservato Matteo Zoppas, presidente di ICE Agenzia. «Per l’Italia l’effetto è più attenuato, ma presente, aggravato dalla svalutazione del dollaro».
Nei primi sette mesi del 2025 le esportazioni italiane di vino hanno registrato una flessione dello 0,9% in valore, ma secondo Zoppas «le informazioni che giungono da diverse parti del mondo indicano una flessione più marcata negli ultimi mesi».
Le fragilità strutturali
Nonostante i successi, il sistema presenta vulnerabilità. Con 530 vini certificati DOP/IGP le prime 100 imprese coprono solo il 46% del fatturato e il 58% dell’export, percentuali molto inferiori rispetto a Francia e Australia.

C’è poi la dipendenza dal Prosecco, che da solo rappresenta un quarto dell’export imbottigliato italiano. «Una concentrazione che espone il sistema ai rischi di saturazione dei mercati e di variazioni regolatorie o commerciali», avverte Nomisma.
Investire per guardare avanti
«In un contesto segnato da cambiamenti climatici, globalizzazione ed evoluzione tecnologica, è fondamentale che l’eccellenza italiana continui a investire in ricerca e intelligenza artificiale applicata all’agricoltura», ha dichiarato Sergio Dompé, presidente del Comitato Leonardo.
Sul fronte della sostenibilità, l’Italia guida l’Europa con 133.000 ettari di vigneto biologico, pari al 23% della superficie totale, con punte del 40% in Toscana e del 36% in Sicilia.
Anche l’enoturismo si conferma un asset strategico: nel 2024 ha generato quasi 3 miliardi di euro di spesa e attirato oltre 15 milioni di visitatori, con un incremento dell’11% sul 2023.
Il futuro passa dall’equilibrio
«I numeri sottolineano la solidità del nostro sistema vitivinicolo», ha commentato Giacomo Ponti, presidente di Federvini. «Lo scenario internazionale rappresenta notevoli complessità, ma osserviamo anche un’evoluzione nei comportamenti di consumo che apre a nuove sfide e opportunità: cresce la domanda di autenticità, sostenibilità e ricerca di uno stile di consumo moderato».
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha concluso ribadendo l’impegno del governo per «consolidare i mercati dove siamo già presenti e per aprirne di nuovi», in attesa di valutare gli effetti reali dei dazi.
Il messaggio è chiaro: il vino italiano ha le carte in regola per continuare a crescere, ma deve saper leggere i cambiamenti senza sottovalutare i rischi.
