Caldo record accelera maturazione, ma 45 milioni ettolitri potrebbero creare eccesso offerta in mercato già saturo
La vendemmia 2025 è partita con tre settimane di anticipo rispetto alla media. Il primo grappolo è stato raccolto il 31 luglio nell’azienda Cassarà di Salemi, in provincia di Trapani, segnando l’inizio di una stagione che promette 45 milioni di ettolitri di vino.
Le alte temperature estive hanno accelerato la maturazione delle uve in tutta Italia. Si inizia con Pinot e Chardonnay per gli spumanti, si proseguirà ad agosto con gli altri bianchi, a settembre-ottobre con Glera per il Prosecco e le varietà rosse come Sangiovese, Montepulciano e Nebbiolo, fino a novembre con Aglianico e Nerello.
Una produzione eterogenea
I dati regionali raccontano un’Italia a due velocità. La Puglia registra un +20% rispetto al 2024, il Trentino Alto Adige cresce del 5-10%, mentre Calabria prevede aumenti del 10-15% in quasi tutte le province.
Sul fronte opposto, Lazio e Friuli Venezia Giulia vedono riduzioni produttive. La Sicilia si mantiene sui 3 milioni di ettolitri degli ultimi tre anni, condizionata dalla siccità persistente. Anche Sardegna e Marche soffrono la mancanza d’acqua, con il Sassarese particolarmente in difficoltà.
La qualità generale dovrebbe mantenersi tra buona e ottima, nonostante le sfide climatiche. Malattie come peronospora e oidio hanno creato meno problemi del previsto, anche se hanno aumentato i costi di produzione per le strategie di protezione.
Il nodo del mercato
I 45 milioni di ettolitri previsti si scontrano con una realtà di mercato complessa. Il settore vinicolo italiano fattura oltre 14 miliardi di euro con 241mila imprese su 675mila ettari, impiegando 1,3 milioni di persone tra produzione e indotto.
Ma il timing non è favorevole. I dazi americani colpiscono proprio il mercato più importante per valore delle cantine italiane. Gli Stati Uniti rappresentano la destinazione principe per l’export vinicolo tricolore, e le tensioni commerciali rischiano di ridurre significativamente gli sbocchi.
Il mercato interno, già saturo, difficilmente potrà assorbire volumi extra. Il consumo di vino in Italia è in calo strutturale da anni, seguendo il trend europeo verso un consumo più consapevole ma quantitativamente ridotto.
Eccesso di offerta all’orizzonte?
La combinazione di una produzione nella media-alta (45 milioni di ettolitri) con mercati di export in difficoltà potrebbe creare un eccesso di offerta. Le cantine dovranno probabilmente rivedere le strategie commerciali, puntando su qualità e diversificazione dei mercati.
Le regioni del Sud, che registrano i maggiori incrementi produttivi, potrebbero trovarsi in particolare difficoltà se non riusciranno a collocare i volumi aggiuntivi. La Puglia, con il suo +20%, dovrà gestire con attenzione l’equilibrio tra quantità e valore.
La vendemmia 2025 si presenta quindi come un’annata tecnicamente positiva ma commercialmente sfidante. La qualità delle uve potrà compensare parzialmente le difficoltà di mercato, ma serviranno strategie mirate per evitare che l’abbondanza si trasformi in un problema per i produttori.
