Il VI Report del Consorzio Tutela Vini Valpolicella: produzione in calo del 3%, export in 87 Paesi, promozione in crescita
Il vino cala del 3%, il valore no. Attorno a questo scarto ruota la VI edizione del Valpolicella Annual Report, presentato il 9 luglio a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto a Venezia, dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella. Ne emerge una denominazione stabilizzata a 8.614 ettari, con oltre 2.200 aziende tra produttori, vinificatori e imbottigliatori. L’imbottigliato è sceso a quasi 57,5 milioni di bottiglie, mentre l’export resta presente in 87 Paesi.
La geografia del vigneto
Verona conferma il primato per superficie vitata con il 15% del totale. Seguono Negrar e San Pietro in Cariano, 13% ciascuno, e Illasi all’11%: quattro comuni che da soli concentrano oltre la metà del vigneto della denominazione. Sul fronte varietale comanda ancora la Corvina, con il 56% della superficie rivendicata. Rondinella e Corvinone si fermano al 19% ciascuna, la Molinara al 2%.
I numeri della produzione 2025
Nel 2025 la produzione si è attestata a 840.510 quintali di uva, dei quali 327.545 destinati all’appassimento, ai livelli del 2016. L’imbottigliato ha toccato quasi 57,5 milioni di bottiglie, in calo del 3% rispetto al 2024. La flessione riguarda tutte le principali tipologie: Amarone e Recioto sono scesi a 13,58 milioni di bottiglie (-2,4%), il Ripasso a 27,37 milioni (-3,7%) e il Valpolicella base a 16,50 milioni (-2,7%).

«La congiuntura internazionale richiede oggi una responsabilità ancora maggiore. Il nostro compito non è inseguire i volumi, ma preservare il valore della denominazione» ha dichiarato il presidente del Consorzio, Christian Marchesini, aggiungendo che l’obiettivo resta «governare con equilibrio la produzione e investire nella promozione per rafforzare la competitività delle imprese».
La lettura della Regione
Per il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, la tenuta della denominazione passa dalla qualità più che dai volumi: «La forza del Veneto da sempre non sta nella quantità del prodotto ma nella qualità. In questo momento storico, segnato da crisi internazionali e congiunture economiche, la denominazione Valpolicella dimostra che la qualità e l’identità di un prodotto sono la forza per sostenerne il valore sul mercato».
Il consigliere regionale Alberto Bozza ha invece richiamato le criticità del contesto internazionale: «Tensioni geopolitiche e protezionismo americano rendono delicato il contesto internazionale e dell’export: per questo occorre fare sistema come Paese e anche come Regione nella promozione del nostro vino». Bozza ha citato tra le sfide aperte anche la candidatura Unesco per il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella.
Le dimensioni aziendali contano
Il report distingue anche per taglia d’impresa. Nelle aziende piccole il Valpolicella Doc pesa per il 40% dell’imbottigliato; nelle realtà medio-piccole, medio-grandi e grandi diventa invece prevalente il Ripasso, tra il 45% e il 50%. Stabile in tutte le categorie il peso di Amarone e Recioto, tra il 19% e il 26% del portafoglio produttivo.
La promozione all’estero
Nel 2025 il Consorzio ha realizzato 27 attività di promozione in 16 Paesi distribuiti nei cinque continenti: Argentina, Australia, Corea del Sud, Costa Rica, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Kazakistan, Messico, Polonia, Serbia, Singapore, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. Bozza ha indicato nel canale diplomatico e nelle ambasciate italiane una leva ulteriore per sostenere l’export nei nuovi mercati, in un contesto reso più delicato dalle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.
