La qualità del Prosecco parte dalle continuità delle vigne

Cantina Valdobbiadene gestirà i vigneti dei soci anziani per mantenere uve di qualità e preservare il patrimonio UNESCO

Sulle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene — patrimonio UNESCO dal 2019 — la viticoltura non è mai stata una faccenda semplice. Pendenze ripide, terrazzamenti stretti, lavoro manuale: ogni filare racconta decenni di fatica. Ma cosa succede quando il viticoltore invecchia e non c’è nessuno pronto a prendere il suo posto? La risposta, fino a poco tempo fa, era spesso la stessa: abbandono o vendita a soggetti esterni alla filiera.

Cantina Produttori di Valdobbiadene ha deciso di intervenire prima che questo accada.

Un progetto quinquennale per non perdere le vigne migliori

La cooperativa trevigiana — fondata nel 1952 da 129 agricoltori, oggi con circa 600 soci e oltre 1.000 ettari di vigneto — ha lanciato un servizio di gestione agricola diretta dei vigneti. L’iniziativa si rivolge ai conferitori che, per ragioni anagrafiche, mancanza di ricambio generazionale o difficoltà operative, non riescono più a coltivare i propri filari.

Il piano ha una durata quinquennale ed è stato sviluppato insieme alle principali associazioni di categoria del settore agricolo. Il risultato è una cornice contrattuale chiara, che tutela sia la cooperativa sia il socio.

Un dettaglio importante: il viticoltore conserva la proprietà del terreno e il legame con le proprie vigne. Cambia solo chi materialmente ci lavora.

Guia - foto Mattia Mionetto
Guia – foto Mattia Mionetto

La qualità delle uve al centro di tutto

Il punto cruciale dell’operazione non è di natura sociale, ma produttiva. Le vigne affidate in gestione saranno coltivate da agronomi e da personale specializzato, secondo i protocolli qualitativi e di sostenibilità ambientale già adottati dalla cooperativa.

In pratica: le uve provenienti da questi vigneti — spesso situati nelle posizioni migliori del territorio, coltivate per generazioni con cura artigianale — continueranno a entrare nella filiera con gli stessi standard di sempre. Nessuna discontinuità agronomica, nessun cambio di mano che possa abbassare la qualità del raccolto.

Per chi acquista una bottiglia di Prosecco di Valdobbiadene, questo si traduce in una garanzia concreta: le uve alla base del vino restano sotto un controllo preciso, anche quando il vecchio viticoltore non può più occuparsene.

Perché questo modello è diverso dagli altri

Non è la prima volta che una cantina cooperativa si trova ad affrontare il problema del ricambio generazionale. La soluzione più frequente è lasciare che il mercato faccia il suo corso: i terreni vengono ceduti, le uve comprate altrove, la filiera si frammenta.

Qui la logica è opposta. Invece di acquisire i terreni o affidarsi a fornitori esterni, la cantina assume direttamente la gestione colturale mantenendo intatta la proprietà del socio. È un modello che tiene insieme tre interessi: quello del viticoltore anziano (che non abbandona la sua vigna), quello della cooperativa (che non perde materia prima di qualità) e quello del consumatore finale (che trova nel bicchiere un vino con una storia di continuità alle spalle).

Un territorio che non può permettersi distrazioni

Le Colline del Prosecco non sono un territorio qualsiasi. La conformazione del paesaggio, i vitigni storici, le tecniche tramandate: tutto contribuisce a definire un prodotto che ha ottenuto il riconoscimento UNESCO proprio per la sua unicità. La frammentazione dei vigneti, o la loro gestione da parte di soggetti senza esperienza locale, rappresenterebbe un rischio reale per quella specificità.

Il progetto della cantina si inserisce in questo contesto come una misura preventiva. È una scelta agronomica con ricadute dirette sulla qualità del Prosecco che arriva in tavola.

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