Grosjean: due vini valdostani per l’estate

Mas du Jario e Premetta: le proposte estive di Grosjean, cantina valdostana di terza generazione coltivata ad alta quota

La cantina valdostana Grosjean propone per l’estate 2026 due etichette che vengono da vigneti oltre gli 800 metri di quota: Mas du Jario, uno spumante da Pinot Noir, e Premetta, un rosso da Prié Rouge, varietà autoctona tra le più particolari della regione. Due bottiglie pensate per la stagione calda, ciascuna con una storia di vigna precisa alle spalle.

Un nome del Settecento per uno spumante di montagna

Il Mas du Jario nasce da una parcella chiamata Tzeriat, citata con il termine “Jario” in un documento notarile del 1700. Il vigneto è a circa 800-900 metri sul livello del mare: un’altitudine che imprime al Pinot Noir una freschezza difficile da ottenere a quote inferiori.

All’assaggio, lo spumante mostra sentori floreali, note agrumate e una punta di crosta di pane. La bolla è fine, il sorso sapido e verticale. Niente di ridondante: la mineralità del terroir alpino è il filo conduttore, riconoscibile già al naso.

È uno spumante che funziona bene come aperitivo, ma tiene il campo anche con le preparazioni della cucina valdostana, dalla fonduta ai salumi di montagna.

Grosjean Vini
Grosjean Vini

La Premetta, vitigno fragile e vinificato in purezza

Il Premetta, noto anche come Prié Rouge, è una varietà a bacca rosata quasi scomparsa dalla Valle d’Aosta. Grosjean la coltiva ancora, sugli stessi versanti ad alta quota, e ha scelto di vinificarla in purezza proprio per la sua sensibilità in fase di vendemmia: qualsiasi blend ne dissolverebbe i tratti.

Il risultato è un rosso con grappoli dal colore rosato tendente al violaceo, note di rosa canina, frutti rossi maturi e una mineralità che unisce questa etichetta al Mas du Jario in un’identità di cantina coerente. Il tannino è presente, ben integrato, e la struttura è più decisa di quanto il colore possa suggerire.

La miglior temperatura per portarlo in tavola, nonostante sia un rosso, è tra 12 e 14 gradi. Versato nel bicchiere la freschezza tiene e i profumi si aprono senza perdere definizione.

Tre generazioni, una sola cantina

La storia di Grosjean comincia negli anni Sessanta con il nonno Dauphin, che inizia a imbottigliare e porta il suo Ciliegiolo all'”Exposition des Vins du Val d’Aoste” nel 1968. Negli anni Ottanta la famiglia avvia un lavoro di valorizzazione parcella per parcella. Nel 2000 viene inaugurata la cantina attuale.

Oggi l’azienda è guidata dalla terza generazione: Hervé, Didier, Simon e Marco. Quattro fratelli che lavorano su un territorio di montagna dove la viticoltura è tutt’altro che scontata — e dove la Premetta, se non fosse per qualcuno disposto a coltivarla ancora, probabilmente non esisterebbe più.

spot_img

Ultimi Articoli

Profumi di Mosto fa centro in Valtènesi tra rosé e rossi

Circa 2.000 esperienze il primo giorno e tutti e...

Il Derthona Timorasso esce dai Colli Tortonesi e va a Roma

Dalla masterclass sull'annata 2024 al banco con 14 produttori:...

Saranno i Piwi il futuro del vino? Ora tocca al Parlamento

Resistono a peronospora e oidio e riducono i trattamenti,...

A Venosa il caldo anticipa l’Aglianico, ma l’uva resta sana

Vendemmia 2026 a Cantina di Venosa: oltre 20 giorni...

A Sirmione va in scena il Lugana Festival

Prima edizione della rassegna sul Lugana Doc: Enoteca con...