Il consorzio agroalimentare festeggia vent’anni al Chiostro del Bramante: Europa +7,3%, dazi Usa frenano il Made in Italy
Italia del Gusto ha festeggiato il proprio ventennale al Chiostro del Bramante a Romacon un bilancio preciso: 59,3 miliardi di euro di export agroalimentare nel 2025, sesta posizione nel commercio globale del settore, +5,1% sull’anno precedente. Presenti il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il presidente Ice Matteo Zoppas e i vertici del Maeci, oltre alle aziende consorziate. In occasione dell’anniversario, Lollobrigida ha consegnato a Giovanni Rana — socio fondatore e presidente onorario del consorzio — la Moneta dedicata alla Cucina italiana Patrimonio Unesco.
Il dato complessivo nasconde però una geografia disomogenea. L’Europa cresce del 7,3% e assorbe la parte più consistente delle esportazioni italiane. Gli Stati Uniti, primo mercato extra-europeo per volumi, registrano invece un calo del 4,5%, effetto diretto dei dazi introdotti dall’amministrazione americana. Francia e Germania restano i clienti più fedeli: rispettivamente il 9,9% e il 9,3% delle loro importazioni food & beverage proviene dall’Italia.

Vent’anni, fatturato decuplicato
Il consorzio nasce nel 2006 con cinque soci e un fatturato aggregato di 5 miliardi di euro. Oggi i soci sono arrivati a generare 35 miliardi. Rana, fondatore e presidente onorario, ha spiegato la formula del consorzio con la schiettezza che gli appartiene: «Andiamo bene perché esportiamo cibo, e il cibo italiano è adorato in tutto il mondo». La collaborazione tra aziende che in altri contesti sarebbero concorrenti ha permesso di presentarsi sui mercati internazionali con una massa critica che nessuna di esse avrebbe da sola.
Il presidente del consorzio, il cavaliere del lavoro Giacomo Ponti, ha ricondotto la crescita alla capacità di fare sistema: unire esperienze e competenze diverse ha consentito alle aziende associate di aumentare il proprio business all’estero. «La forza del Made in Italy oggi sta nella capacità di presentarsi in modo coeso sui mercati esteri, valorizzando identità, qualità e innovazione», ha aggiunto.
Lollobrigida ha inquadrato il fenomeno nel modello imprenditoriale italiano, dove l’imprenditore è spesso anche il garante della reputazione aziendale: «La distintività è la caratteristica del nostro sistema imprenditoriale, con un imprenditore che è anche pater familias dell’azienda: ne risolve problematiche gestionali e ne difende la reputazione».

I mercati che crescono, quelli che rallentano
L’Osservatorio Nomisma, che fornisce al consorzio la base dati per le analisi di scenario, fotografa un contesto globale a due velocità. La crescita del Pil mondiale si attesta al +3,3% nel 2025, trainata dalle economie emergenti mentre l’Area Euro mostra un profilo più fragile. Nei mercati emergenti, in particolare India e Cina, i consumi alimentari pro capite sono cresciuti del 26% nel periodo 2019-2024; nelle economie mature la dinamica è più contenuta.
Tra i mercati che accelerano spiccano Polonia (+21,6%) e Spagna (+13%). Il Giappone è indicato tra le economie di riferimento per i prodotti di qualità, con uno dei livelli più elevati di spesa alimentare pro capite al mondo.
Il commercio globale resta fortemente concentrato: Stati Uniti, Germania, Cina, Regno Unito e Francia rappresentano circa tre quarti della domanda mondiale. Caffè, prodotti da forno, cioccolata e formaggi sono i segmenti in cui l’Italia mantiene la posizione competitiva più solida.
Il programma Coltivaitalia e le filiere strategiche
Nel corso dell’evento il ministro Lollobrigida ha richiamato il programma Coltivaitalia, che prevede un miliardo di euro destinato al rafforzamento delle filiere agroalimentari strategiche e al sostegno ai comparti più esposti alle fasi di mercato più critiche. La misura riguarda in particolare i settori penalizzati dalle dinamiche tariffarie internazionali, con riferimento esplicito all’impatto dei dazi americani sul flusso di export verso gli Stati Uniti.
La quota italiana nel commercio agroalimentare globale si attesta al 4,6%. Il calo sul mercato americano è reale e pesa. Recuperarlo con la crescita europea e con i mercati emergenti è possibile, ma non automatico: Polonia e Giappone crescono, gli Usa restano il principale mercato di destinazione per volumi e non si sostituiscono facilmente.
