La storica torrefazione veneta conquista uno dei teatri più celebri al mondo con il suo caffè, celebrando il legame tra Italia e Austria
C’è un filo rosso che unisce Treviso a Vienna, e passa attraverso una tazzina di caffè. Da settembre, chi assiste a uno spettacolo all’Opera di Stato della capitale austriaca può gustare l’espresso di Goppion nei sei punti di ristoro del teatro. Un risultato che rappresenta molto più di un semplice accordo commerciale: è il riconoscimento di una tradizione familiare che dura da oltre settant’anni.
Quando il caffè era un rito sociale
«Vienna e Venezia rappresentano la culla del rito del caffè», spiega Paola Goppion, che insieme al padre Sergio, alla sorella Silvia e al fratello Mario guida l’azienda di famiglia. Non è retorica: nei caffè storici viennesi, proprio come in quelli veneziani, si discuteva di arte e letteratura davanti a una tazza fumante. Era un momento sociale, quasi sacrale. Oggi quell’atmosfera sembra lontana, ma alcune realtà cercano di mantenerla viva.

Una storia che parte da lontano
La vicenda dei Goppion inizia nel 1859 con Luigi, orfano che apre un bar-trattoria a Lughignano, vicino a Treviso, dove inizia a tostare i chicchi. È una storia di emigrazione e ritorni: alcuni membri della famiglia affinano le loro conoscenze ad Addis Abeba, in Etiopia. Nel 1948 i fratelli Angelo e Giovanni acquistano la Torrefazione Trevigiana Caffè, che diventerà Fratelli Goppion. Nello stesso anno, altri due fratelli, Ottorino e Olivo, fondano la Hermanos Goppion a Caracas, in Venezuela.
Vent’anni dopo, l’azienda si sposta sulla strada del Terraglio, la via napoleonica che collega Treviso a Venezia. Compare la “G” rossa disegnata dall’architetto Umberto Facchini, che diventerà il simbolo riconoscibile del marchio.
Il modello: famiglia e selezione diretta
Oggi Goppion lavora circa 2 milioni di chili di caffè all’anno, con un fatturato di 20 milioni di euro. L’83% arriva dal mercato italiano, principalmente dal canale Horeca (bar, ristoranti, caffetterie), mentre le esportazioni crescono verso una trentina di paesi, dall’Europa all’Asia.
Il modello è rimasto quello tradizionale: la famiglia gestisce direttamente l’azienda. Sergio si occupa degli acquisti insieme alla figlia Silvia, Paola cura marketing e comunicazione, Mario dirige la società immobiliare del gruppo. I chicchi vengono selezionati con un doppio assaggio, uno prima dell’acquisto nei paesi d’origine e uno all’arrivo in Italia. L’ultimo controllo è quello in miscela, prima dell’immissione sul mercato.
Vienna, hub strategico
La presenza all’Opera di Stato non è casuale. Dal 2019 Goppion ha aperto una filiale a Vienna, punto strategico per i mercati dell’Est Europa. La città austriaca, con la sua storica cultura del caffè, rappresenta un ponte naturale verso quei territori. Oltre al teatro, i caffè dell’azienda trevigiana sono presenti in alcuni locali storici della capitale.
Per il Ballo dell’Opera, previsto per il 12 febbraio 2026, Goppion ha creato una confezione in edizione limitata con due tazzine esclusive e una scatola di caffè, destinata agli invitati dell’evento.
Il valore della continuità
In un mercato dominato da grandi gruppi industriali, Goppion rappresenta un modello diverso: azienda familiare di medie dimensioni, con 35 collaboratori interni, 10 caffetterie a marchio e una rete di 1500 clienti nel canale Horeca. Dal 1996 è membro del consorzio CSC – Caffè Speciali Certificati, che riunisce dieci torrefattori alla ricerca delle migliori qualità nei paesi d’origine.
Da Treviso a Vienna, passando per Addis Abeba. La geografia di Goppion racconta una famiglia che ha fatto del caffè non solo un business, ma una vera e propria cultura da condividere.
