Vino falso DOP e IGP: sequestrati 2,5 milioni di litri

“Vinum Mentitum” ha svelato frodi su vini pregiati italiani, con etichette che non corrispondono al contenuto

La Guardia di Finanza e l’ICQRF — l’Ispettorato centrale per la qualità e la repressione delle frodi — hanno condotto un’indagine congiunta denominata “Vinum Mentitum”, ovvero, in latino, “vino che mente”. Il nome dice già tutto.

L’operazione, estesa all’intero territorio nazionale, ha portato al sequestro di circa 2,5 milioni di litri di vino presentati come DOP (Denominazione di Origine Protetta) o IGP (Indicazione Geografica Protetta), ma privi dei requisiti per fregiarsi di queste certificazioni. Il valore commerciale del prodotto sequestrato supera i 4 milioni di euro.

Come funzionava la frode

Il meccanismo era semplice nella logica, complesso nell’esecuzione. I controlli hanno individuato tre pratiche fraudolente principali:

  • vini rivendicati come DOP o IGP senza averne diritto;
  • utilizzo di uve e mosti non conformi ai disciplinari di produzione previsti per quelle denominazioni;
  • impiego di materia prima proveniente da zone geografiche diverse da quelle indicate in etichetta.

In sostanza, un vino da tavola poteva finire in bottiglia con l’etichetta di un Chianti, di un Barolo o di qualsiasi altra denominazione protetta, con un prezzo di vendita ben più alto rispetto al suo reale valore.

L’analisi del rischio condotta a monte dell’operazione ha tenuto conto anche di fattori esterni che rendono il settore più vulnerabile: annate difficili dal punto di vista climatico, carenza di manodopera, pressione inflazionistica e malattie delle piante. Condizioni che, in alcuni casi, spingono operatori disonesti a cercare scorciatoie illecite per mantenere i volumi produttivi.

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I numeri dell’indagine

Le ispezioni hanno prodotto risultati significativi sul fronte sia amministrativo sia fiscale.

Sul fronte amministrativo, gli ispettori hanno rilevato numerose incongruenze tra le giacenze fisiche di vino nei magazzini e le registrazioni contabili nel sistema informatico SIAN (il registro dematerializzato del settore). Da queste irregolarità sono scaturite 59 violazioni amministrative, con un gettito minimo stimato per l’erario di 10.000 euro, oltre a 11 diffide per violazioni sanabili. In totale, 24 soggetti sono stati segnalati alle autorità amministrative competenti.

Sul fronte fiscale, i militari della Guardia di Finanza hanno accertato:

  • operazioni imponibili non documentate per oltre 280.000 euro;
  • IVA non versata per circa 800.000 euro;
  • irregolarità sulle accise relative al vino;
  • episodi di lavoro sommerso.

Cosa rischia il consumatore

Dal punto di vista della salute, il vino sequestrato non risulta necessariamente pericoloso. Il problema è di altra natura: chi acquista una bottiglia certificata DOP o IGP sta pagando per una storia, un territorio, un metodo produttivo preciso. Se quegli elementi non ci sono, il consumatore è semplicemente vittima di un inganno. Paga di più per qualcosa che non riceve.

Le denominazioni di origine non sono solo un marchio commerciale: sono il frutto di anni di lavoro, regole di produzione stringenti, controlli e reputazione costruita sui mercati internazionali. Quando qualcuno le usa senza averne titolo, danneggia l’intero sistema — a partire dai produttori che le regole le rispettano davvero.

Un settore strategico sotto pressione

Il vino italiano è uno dei pilastri dell’export agroalimentare nazionale. La sua reputazione sui mercati esteri vale cifre enormi, e la credibilità delle denominazioni di origine ne è il fondamento. Operazioni come “Vinum Mentitum” servono anche a ricordare che quel sistema di garanzia funziona — e che chi prova ad aggirarlo va incontro a conseguenze concrete.

Per il consumatore, la lezione pratica è sempre la stessa: diffidare dei prezzi troppo bassi su bottiglie con denominazioni importanti, e acquistare da rivenditori affidabili.

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