Confagricoltura lancia l’allarme: rese in calo e crisi Hormuz spingono i costi delle insalate pronte, mercato da un miliardo
Confagricoltura ha lanciato l’allarme sulla filiera della quarta gamma, i prodotti ortofrutticoli freschi, confezionati e pronti al consumo che entrano ogni giorno nel carrello di otto famiglie italiane su dieci. Le temperature sopra la media stagionale e il rincaro dei costi di produzione, legato alla crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz, stanno mettendo sotto pressione un comparto che vale oltre un miliardo di euro.
Semine compromesse e scarti in aumento
Le persistenti ondate di calore hanno condizionato semine, trapianti e cicli colturali, compromettendo le rese delle colture destinate alla busta. Confagricoltura cita i dati di Unione Italiana Food, secondo cui la disponibilità di prodotto è scesa fino al 40%, mentre gli scarti per il mancato raggiungimento degli standard qualitativi sono saliti fino al 20%.
A complicare il quadro concorre la scarsità di fitosanitari per la difesa delle colture. Le imprese agricole segnalano costi più alti per i trattamenti alternativi e, in alcuni casi, periodi di fermo dei terreni. È uno dei motivi per cui Confagricoltura chiede l’introduzione delle Tecniche di Evoluzione Assistita(Tea), note a livello europeo come New genomic techniques (Ngt).

Le Tea sono legge, ma non ancora operative
Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il regolamento sulle Ngt il 17 giugno 2026, dopo un iter avviato nel 2023. Il testo distingue due categorie di piante ottenute con editing genomico, con regimi di autorizzazione differenziati a seconda del grado di modifica genetica introdotta.
La maggior parte delle disposizioni, però, si applicherà solo dopo un periodo di transizione di 24 mesi: il nuovo quadro normativo entrerà pienamente in vigore a metà del 2028. Alla scarsità di strumenti fitosanitari si sommano intanto i costi di adeguamento degli imballaggi imposti da ragioni ambientali, in un quadro di costi crescenti a carico dei soli produttori agricoli.
«Il valore inferiore va al contenuto della busta»
«Quando si acquista una busta di insalata già lavata al supermercato, è bene sapere che il contenuto, ossia ciò che mangiamo, è l’elemento a cui viene attribuito il valore inferiore. Nella composizione del prezzo, tutto il resto, imballaggio e trasporto, ha inciso di più»: lo ha dichiarato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura.
Per il presidente, la continuità della materia prima dipenderà da un patto tra produttori agricoli e grande distribuzione organizzata. «Per garantire la quarta gamma sugli scaffali, dobbiamo costruire insieme le condizioni perché il prodotto possa essere coltivato», ha aggiunto Giansanti, chiedendo una programmazione condivisa degli approvvigionamenti e dei costi legati ai rischi climatici.
Un mercato da oltre un miliardo, ma in frenata
L’Italia è il primo produttore europeo di quarta gamma e il primo Paese al mondo per consumo pro capite. Nel 2024 il comparto ha raggiunto un fatturato di 1,05 miliardi di euro, per circa 157.000 tonnellate vendute e una filiera che occupa circa 30.000 addetti, secondo le rilevazioni di Circana riprese da Unione Italiana Food.
I volumi, però, mostrano segnali più deboli del fatturato: nel 2023 le vendite sono calate del 4% a volume, a fronte di un valore sostanzialmente stabile. Dal 2010 a oggi, inoltre, la quarta gamma è cresciuta solo dell’1,5%, contro un incremento del 18% registrato dall’intero comparto ortofrutticolo italiano.
Per rispondere alla frammentazione dell’offerta, a marzo 2026 è nata l’Unione Quarta Gamma, un’associazione promossa da Filiera Italia che aggrega oltre il 60% del mercato della produzione agricola destinata alle insalate in busta. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il potere contrattuale dei produttori nei confronti della grande distribuzione.
L’effetto Hormuz su energia e trasporti
La crisi nello Stretto di Hormuz, snodo che veicola una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio, gas naturale liquefatto e fertilizzanti, ha fatto salire nel corso del 2026 i costi energetici e logistici lungo tutta la filiera agroalimentare italiana. Il gasolio agricolo e le bollette elettriche hanno segnato aumenti diretti sui costi di irrigazione, refrigerazione e trasporto dei prodotti di quarta gamma.
Le imprese agricole si trovano quindi a fronteggiare insieme due pressioni distinte: rese ridotte dagli eventi climatici estremi e input produttivi più cari per ragioni geopolitiche. Una combinazione che, secondo Confagricoltura, rende necessario un riequilibrio della catena del valore tra campo e scaffale.
Il fatturato della filiera, secondo Confagricoltura, si è mantenuto nel 2025 stabilmente sopra il miliardo di euro, con un indice di penetrazione tra le famiglie italiane che supera l’80%.
