Nizza DOCG: nel 2026 arriva il Consorzio autonomo

Dopo vent’anni di crescita, la denominazione piemontese si prepara a gestire in modo indipendente tutela e promozione

È partito l’iter burocratico per il riconoscimento del Consorzio del Nizza DOCG, che dovrebbe arrivare nel corso del 2026. La decisione segna un cambio di passo per questa denominazione piemontese, nata nel 2014 e fino ad oggi seguita congiuntamente dal Consorzio della Barbera d’Asti e dei Vini del Monferrato e dall’Associazione Produttori del Nizza, fondata nel 2002.

I 95 produttori associati hanno votato all’unanimità per questa scelta, che punta a dare maggiore autonomia a una DOCG relativamente giovane ma che ha già raggiunto numeri significativi: oltre 1,1 milioni di bottiglie vendute nel 2024, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Più della metà della produzione è destinata all’export, con presenza in oltre 40 mercati internazionali.

Nizza territorio
Vigne nel territorio del Nizza DOCG

Il territorio: 18 comuni attorno a Nizza Monferrato

Il Nizza DOCG nasce in un’area specifica del Monferrato astigiano, precisamente nei 18 comuni che circondano Nizza Monferrato. Si tratta di una zona collinare con caratteristiche pedoclimatiche particolari, tanto da essere stata oggetto di uno studio approfondito di zonazione condotto dal cartografo Alessandro Masnaghetti, che ha portato alla mappatura dei singoli cru.

Il territorio produce esclusivamente vini da uve Barbera, ma con un disciplinare più rigoroso rispetto alla Barbera d’Asti classica. La storia della denominazione parte da lontano: nel 2000 viene riconosciuta come sottozona della Barbera d’Asti Superiore, nel 2008 entra nella DOCG Barbera d’Asti con regole più stringenti, fino al 2014 quando ottiene la propria denominazione autonoma.

Il vino: Barbera in versione strutturata

Il Nizza DOCG è un vino rosso ottenuto al 100% da uve Barbera. Rispetto alla Barbera d’Asti tradizionale, il disciplinare impone vincoli più severi: rese per ettaro inferiori, periodo di invecchiamento obbligatorio di 18 mesi (30 per la Riserva) di cui almeno 6 in botte, e una gradazione alcolica minima più alta.

Il risultato è un vino più strutturato e adatto all’invecchiamento, con tannini più presenti e una complessità aromatica maggiore rispetto alla Barbera classica, che mantiene invece un carattere più immediato e beverino. Il Nizza punta a posizionarsi come vino da meditazione e da abbinamento con piatti elaborati della tradizione piemontese.

Stefano Chiarlo presidente dell'Associazione Produttori del Nizza
Stefano Chiarlo presidente dell’Associazione Produttori del Nizza

Le ragioni della scelta

«Siamo passati dall’essere un piccolo gruppo di pionieri a un’associazione che oggi raccoglie quasi cento produttori», spiega Stefano Chiarlo, presidente dell’Associazione Produttori del Nizza. L’obiettivo dichiarato è dotare la denominazione degli strumenti necessari per gestire in autonomia la propria crescita, dalla tutela del marchio alle strategie di comunicazione sui mercati internazionali.

Nei prossimi mesi partiranno le procedure tecniche e burocratiche che dovrebbero portare al riconoscimento ufficiale del Consorzio entro il 2026. A quel punto il Nizza DOCG avrà la sua struttura indipendente, seguendo un percorso già intrapreso da altre denominazioni italiane che hanno scelto di separarsi da consorzi più ampi per concentrarsi sulla propria specificità territoriale.

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