Dal latte di montagna al vasetto di yogurt: investimento da 100 milioni di fatturato nel cuore del Burgraviato
Tre piani, spazi moderni, nuovi posti di lavoro. A Merano, la Latteria Sociale che dal 1954 trasforma il latte dei masi d’alpeggio in yogurt, e non solo, si prepara a crescere ancora. Nei prossimi due anni sorgerà un nuovo edificio nella sede di via della Cava, il quartier generale dove oggi lavorano oltre 180 persone.
Il progetto
L’investimento punta su condizioni di lavoro migliori e spazi per un’ulteriore espansione. «Investiamo continuamente nei nostri dipendenti, nelle tecnologie più moderne e negli spazi di lavoro», spiega l’amministratore delegato Florian Baumgartner. Il presidente Thomas Egger parla di «impegno a favore della crescita sostenibile», sottolineando come questo garantisca «l’esistenza delle nostre famiglie di contadini di montagna».
La cooperativa conta oggi oltre 530 soci, piccoli allevatori che ogni mattina conferiscono il latte fresco raccolto nei masi del Burgraviato, la zona che circonda Merano e che si estende tra Val Passiria, Val d’Ultimo e Alta Val di Non.

Una storia di settant’anni
La Latteria nasce nel 1954 come SGMB (Sennereigenossenschaft Meran-Burggrafenamt) nella vecchia sede di via delle Palade. Nel 1987 arriva il trasferimento nell’area attuale, quando inizia anche la produzione di yogurt, che diventerà il prodotto di punta dell’azienda.
Negli ultimi dieci anni la crescita accelera: la latteria diventa uno dei principali produttori di yogurt in Italia. Il ciclo di produzione è rapido, si conclude in massimo 48 ore dal conferimento del latte, grazie a impianti all’avanguardia e tecnologie moderne. Anche la sostenibilità è importante e tutta l’energia utilizzata proviene da fonti rinnovabili.
Il territorio: dove le montagne incontrano il clima mite
Il Burgraviato è un territorio particolare. Protetto da montagne che raggiungono i 3.300 metri, gode di un clima sorprendentemente mite grazie all’esposizione a sud della Val d’Adige. Le correnti mediterranee arrivano fin qui, permettendo la coltivazione di viti e frutteti accanto ai pascoli alpini.
È una terra ricca di storia: oltre 140 castelli punteggiano il paesaggio, testimonianza dell’importanza strategica della zona nel medioevo. Il nome Burgraviato deriva proprio dal fatto che questa area era sottoposta all’autorità diretta del Burgravio del Tirolo, figura che risiedeva nel castello che domina ancora Merano.
Nei mesi caldi le mucche pascolano libere sui pascoli d’alta quota, nutrendosi di fiori ed erbe spontanee. Nel resto dell’anno mangiano foraggi naturali e locali. Il latte che ne deriva porta il marchio Qualità Alto Adige, garanzia di origine 100% locale e di metodi di allevamento tradizionali.
Dai masi al vasetto
Il sistema cooperativo garantisce un controllo completo della filiera. I 530 soci si prendono cura quotidianamente delle mucche e conferiscono il latte fresco al centro di raccolta. Da lì parte il ciclo produttivo che si conclude in 48 ore, sottoposto a controlli di laboratorio rigorosi e continui.
Ogni vasetto racconta la storia di un territorio, delle sue famiglie di contadini di montagna, dei pascoli che cambiano con le stagioni. È un modello che ha resistito settant’anni e che ora si prepara a un nuovo capitolo, tra spazi moderni e tecnologie avanzate, ma sempre con la stessa materia prima: il latte fresco dell’Alto Adige.
