Giovani e cibo: il futuro del sistema agroalimentare in Europa

L’impatto cruciale della nuova generazione per la sicurezza alimentare e lo sviluppo economico

Un recente rapporto della FAO, “Lo stato dei giovani nei sistemi agroalimentari”, pubblicato a Roma nel 2025, mette in luce il ruolo fondamentale della gioventù nella trasformazione del settore agroalimentare globale. Con 1,3 miliardi di giovani tra i 15 e i 24 anni nel mondo, la loro inclusione è vista come un motore di crescita economica e di sicurezza alimentare.

A livello globale, il 44% dei giovani lavoratori trova impiego nei sistemi agroalimentari, una percentuale superiore a quella degli adulti (38%). Questa dipendenza è particolarmente marcata nei paesi a basso e medio reddito, dove risiede circa l’85% della popolazione giovanile mondiale. Il rapporto evidenzia come la transizione verso sistemi agroalimentari più moderni crei nuove opportunità, specialmente in attività non agricole, ma allo stesso tempo aumenti la competizione per una forza lavoro giovanile in diminuzione in alcune aree.

Giovane agricoltore in mezzo a un campo di mais
Giovane agricoltore in mezzo a un campo di mais

La Situazione Europea e Italiana

Per quanto riguarda l’Europa, il rapporto della FAO sottolinea che l’integrazione dei giovani nelle politiche agricole è “meno evidente o esplicita” rispetto ad altre regioni. Questo dato suggerisce la necessità di maggiori sforzi per valorizzare il contributo dei giovani nel settore. In paesi con una forza lavoro rurale che invecchia e una minore quota di giovani nella popolazione, come in alcune aree europee, la sfida principale è attrarre i giovani al lavoro nei sistemi agroalimentari e nelle zone rurali. L’Italia, in quanto sede della FAO a Roma, è al centro di queste discussioni, e il rapporto evidenzia come l’organizzazione stia approfondendo la comprensione di queste dinamiche per formulare raccomandazioni politiche efficaci.

Il documento fa riferimento anche alla migrazione giovanile verso l’Europa, analizzando le caratteristiche dei migranti e i fattori chiave che determinano questi spostamenti. Questo aspetto è rilevante per comprendere le dinamiche demografiche e la disponibilità di manodopera giovanile nel settore agricolo europeo.

I giovani aprono le porte a nuovi medodi di coltivazione
I giovani aprono le porte a nuovi medodi di coltivazione

Le Sfide e le Opportunità

Il rapporto rivela anche dati allarmanti sull’insicurezza alimentare giovanile, che è aumentata dal 16,7% al 24,4% tra il 2014-16 e il 2021-23, colpendo in particolare i giovani in Africa. Un’altra sfida significativa è rappresentata dai giovani “NEET” (non occupati, non impegnati in istruzione o formazione), che superano il 20% della popolazione giovanile, con le giovani donne che hanno il doppio delle probabilità di rientrare in questa categoria.

Nonostante queste sfide, le opportunità sono immense. Eliminare la disoccupazione giovanile e creare nuove opportunità lavorative per i giovani tra i 20 e i 24 anni che non studiano o non lavorano potrebbe generare un aumento del PIL globale dell’1,4%, pari a 1,5 trilioni di dollari. Di questo, circa il 45% (680 miliardi di dollari) potrebbe provenire direttamente dal settore agroalimentare.

In sintesi, il coinvolgimento attivo dei giovani è cruciale per la sostenibilità e la prosperità dei sistemi agroalimentari. In Europa e in Italia, è fondamentale implementare politiche che riconoscano e supportino il loro potenziale, garantendo accesso a opportunità e risorse adeguate per affrontare le sfide del futuro.

 

spot_img

Ultimi Articoli

Export vino, primo semestre 2026: -6,2% a 3,6 miliardi

L'Osservatorio Uiv segnala un calo dei volumi del 4%...

Barilla, porte aperte a Rubbiano Sughi per i 15 anni

A Parma lo stabilimento di Rubbiano Sughi ha aperto...

A tavola tra fedi e culture: Milano ne parla il 24 settembre

A Milano Federico Carra e Marcello Masi raccontano il...

Kfc Italia lancia le tazze da collezione Krunchy Mug

Dai primi di settembre le tazze Krunchy Mug sono...

Istat: vent’anni di agricoltura italiana tra crolli e record

Dal 2006 al 2025 l'Italia produce meno olio d'oliva,...