La campagna itinerante chiude a Marghera dopo tre anni di sensibilizzazione su territorio italiano e tedesco
Si è concluso questo weekend a Marghera il viaggio della Biomobile, il curioso furgone elettrico che da quasi tre anni attraversa l’Italia portando con sé un messaggio semplice: il biologico non è più una nicchia per pochi, ma una scelta alla portata di tutti. L’ultima tappa, presso il centro commerciale Nave de Vero, ha chiuso un progetto ambizioso che ha coinvolto migliaia di persone in un confronto diretto con produttori, agricoltori e prodotti del territorio.
La tappa veneziana ha confermato la formula vincente: show cooking con ricette regionali, degustazioni gratuite, attività per bambini con visori di realtà virtuale e un’atmosfera informale che ha trasformato la promozione del biologico in un’esperienza concreta. Niente stand istituzionali o brochure incomprensibili: qui si assaggiava, si toccava, si parlava.
Un progetto europeo con obiettivi ambiziosi
“Più biologico regionale in Europa” nasce nel 2023 dalla collaborazione tra l’Unione Europea e Bioland, una delle associazioni del biologico più strutturate del continente con circa diecimila soci in Germania, in Italia, in Alto Adige, ci sono mille aziende agricole associate. L’obiettivo dichiarato è aumentare consumo e vendite di prodotti biologici in Italia e Germania entro il 2026, rafforzando la conoscenza degli standard europei del settore.

Il progetto si inserisce nella strategia Farm to Fork, cuore del Green Deal europeo, che punta al 25% di superficie agricola biologica entro il 2030. Un traguardo che l’Italia, con oltre due milioni di ettari già destinati al biologico, sembra poter raggiungere con tre anni di anticipo rispetto alla data prevista.
Il mercato italiano in controtendenza positiva
Mentre l’inflazione ha messo sotto pressione il carrello della spesa degli italiani negli ultimi anni, il biologico ha dimostrato una resilienza inaspettata. Nel 2024 le vendite di alimenti e bevande biologiche hanno toccato i 6,5 miliardi di euro sul mercato interno, con una crescita del 5,7% rispetto all’anno precedente. Dopo un triennio difficile, il settore è tornato a rappresentare il 4% delle vendite totali dell’agroalimentare.
A sostenere questa crescita sono stati soprattutto i consumi domestici, che hanno sfiorato i 5,2 miliardi di euro. La grande distribuzione rimane il canale di riferimento con il 64% degli acquisti, ma interessante è il ritorno alla crescita dei negozi specializzati, che nel 2024 hanno registrato un incremento del 9% dopo anni difficili. Anche il fuori casa ha mostrato segnali positivi: quasi otto italiani su dieci hanno consumato prodotti biologici in ristoranti, bar o mense durante l’anno.
Perché i consumatori scelgono il biologico
Le motivazioni dietro l’acquisto di prodotti certificati sono cambiate nel tempo. Se all’inizio il biologico era percepito come una scelta di nicchia, oggi entra nelle logiche di acquisto quotidiane della maggior parte degli italiani: il 93% della popolazione tra i 18 e i 65 anni ha consapevolmente acquistato almeno un prodotto biologico nell’ultimo anno.
Salute e benessere restano le motivazioni principali, ma cresce l’attenzione verso l’origine dei prodotti. Il 47% dei consumatori presta particolare attenzione alla provenienza italiana o locale, mentre il 34% cerca le certificazioni DOP e IGP. Un dato significativo riguarda la sostenibilità delle confezioni: il 20% degli acquirenti è sempre più orientato verso prodotti con packaging ecologico e completamente vegetale.
Tra i prodotti più acquistati spiccano le uova, con un incremento delle vendite del 9,7%, seguiti da gallette, confetture di frutta e sostitutivi del latte. Il vino biologico merita un discorso a parte: la superficie viticola dedicata al biologico è cresciuta del 68% tra il 2010 e il 2024, con oltre il 20% della superficie totale certificata. Circa un terzo dei consumatori italiani prevede di acquistare esclusivamente vini biologici nei prossimi anni.

L’export come leva strategica
Il biologico italiano non conquista solo il mercato interno. L’export ha raggiunto i 3,9 miliardi di euro nel 2024, con un incremento del 7% rispetto all’anno precedente. Germania, Francia, Scandinavia e Stati Uniti sono i principali mercati di destinazione, dove l’origine italiana viene percepita come sinonimo di qualità.
Per il 49% delle aziende del settore food e per il 64% di quelle vinicole, l’italianità rappresenta uno dei principali fattori di successo all’estero. Negli Stati Uniti, ad esempio, il 45% dei consumatori cita l’Italia come simbolo di qualità biologica. Circa un terzo delle aziende che non esportano ancora prodotti biologici prevede di farlo nei prossimi due o tre anni.
Le sfide ancora aperte
Nonostante i dati positivi, il biologico italiano fatica a superare la quota del 4-5% sul totale delle vendite alimentari. I prezzi mediamente più alti rispetto ai prodotti convenzionali restano un ostacolo per molte famiglie, soprattutto in un contesto inflattivo. Il consumo pro capite degli italiani si ferma a circa 90 euro annui, ben lontano dai 191 euro della Germania o dai 176 della Francia.
La sfida principale rimane quella di far percepire il biologico non come un’alternativa costosa, ma come una scelta di valore accessibile. Per questo servono strategie di comunicazione chiare, che aiutino i consumatori a comprendere le differenze tra le varie certificazioni e a riconoscere la qualità effettiva dei prodotti. Il rischio è che il crescente interesse verso definizioni generiche come “sostenibile” o “naturale” possa confondere anziché orientare le scelte.
Il futuro del biologico in Europa passa anche dalla capacità di spiegare, coinvolgere, avvicinare. Le strategie dall’alto, gli obiettivi europei e i piani d’azione sono necessari, ma senza il consenso e la comprensione dei consumatori rischiano di restare sulla carta.
