A dicembre si viaggia, ma con il freno tirato

L’inflazione spinge gli italiani a tagliare ristoranti fine dining e vino. Le città d’arte restano in cima alle preferenze

La voglia di partire c’è, quella di spendere un po’ meno. Gli italiani non rinunciano ai viaggi autunnali e invernali, ma l’inflazione ha cambiato le carte in tavola: il portafoglio si è alleggerito e le scelte di viaggio devono fare i conti con una realtà più stringente. A fotografare questa nuova fase è un’indagine condotta su oltre 1.000 turisti italiani da Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico.

Il budget si stringe

I numeri parlano chiaro: il 62% degli intervistati vede l’aumento dei costi di viaggio come una vera limitazione. Più della metà, il 56%, ha meno potere d’acquisto a causa dell’inflazione. Solo uno su quattro dichiara di avere un budget maggiore rispetto al passato. Non è solo una questione economica: pesano anche il maltempo sempre più imprevedibile (47% delle preoccupazioni), l’overtourism che rende alcune mete invivibili (42%) e le tensioni geopolitiche unite al rischio scioperi (41%).

Cena gourmet
Gli italiani rinunciano a cene gourmet nei ristoranti fine dining

Dove si taglia

Quando bisogna stringere la cinghia, a rimetterci sono soprattutto i ristoranti di fascia alta. Il 21% dei turisti è pronto a sacrificare l’esperienza nei locali di qualità premium e standard (13%) o nei ristoranti stellati e di fine dining (8%). Il 15% invece taglierà sulla carta dei vini, cercando di contenere il conto finale senza rinunciare del tutto all’esperienza gastronomica.

Dove si investe

Nonostante le difficoltà, la componente enogastronomica resta centrale nei viaggi degli italiani. Per il 66% scoprire i sapori dei territori è l’esperienza principale, ancor più delle visite culturali. La ristorazione mantiene il suo ruolo da protagonista: il 52% farà degustazioni al ristorante durante il viaggio, il 40% visiterà cantine e il 38% parteciperà a eventi enogastronomici. Crescono anche le esperienze alternative: il 27% si dedicherà ai frantoi e alle aziende olivicole, mentre un altro 27% cercherà rigenerazione tra spa e buon cibo.

I più giovani, nella fascia 25-44 anni, preferiscono esperienze attive come trekking tra vigneti e mountain bike, mentre le fasce mature puntano su visite culturali e degustazioni.

Destinazioni e durata

Le città d’arte conquistano il 63% dei viaggiatori in questo periodo. Il mare resiste con il 35%, seguito dalla montagna al 33%. Interessante la crescita delle aree rurali e dei borghi, che attraggono il 25% degli intervistati, con picchi del 31% al Centro Italia e del 29% tra chi ha 35-54 anni. È la ricerca di luoghi meno affollati che guida questa tendenza, soprattutto tra i viaggiatori più colti.

Dolomiti in inverno
Dolomiti in inverno

La maggior parte sceglierà soggiorni brevi: il 45% farà uscite di due o tre giorni, il 33% si concederà da quattro a sette giorni. L’88% trascorrerà almeno una notte fuori casa. L’Italia resta la meta preferita per il 59% del campione, il 22% abbinerà Italia e estero, mentre solo il 19% andrà esclusivamente all’estero.

Il quadro che emerge

La stagione autunnale e invernale del turismo italiano si conferma vivace, ma più attenta e selettiva. L’enogastronomia resta un motore fondamentale dei viaggi, ma i turisti devono fare scelte precise: meno stellati e bottiglie pregiate, più esperienze autentiche e luoghi meno battuti. Una trasformazione che potrebbe aprire opportunità interessanti per chi sa proporre qualità a prezzi accessibili e per le destinazioni minori che cercano di attrarre visitatori.

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